verso la manovra
Salvini vuole tassare le banche, Forza Italia fa muro: è scontro sugli extraprofitti
Nella maggioranza si apre di nuovo la contesa sul prelievo da richiedere alle banche per finanziare parte degli impegni di spesa della prossima legge di bilancio. Da un lato, la Lega preme per tassare gli extraprofitti degli istituti di credito. Il contributo degli istituti di credito "deve essere definitivo e strutturale" incalza il vice premier e segretario leghista Matteo Salvini. "Anche in maggioranza - sottolinea - c'è qualcuno che prova a rallentare invece che accelerare". Dall'altro lato Forza Italia fa muro contro questa ipotesi e rimanda a un eventuale dialogo con le imprese del settore. Un contributo potrebbe essere chiesto, non solo alle banche ma anche ad altre categorie come ad esempio quella assicurativa. Fonti di governo non escludono affatto che anche quest'anno si ritorni a un confronto con gli istituti bancari come avvenuto due anni fa. La manovra per il 2025, ad esempio, aveva previsto il rinvio delle deduzioni delle quote di svalutazioni e perdite dei crediti e dell'avviamento correlate alle DTA con maggiori entrate per 3,4 miliardi. Si aprirà il dialogo, la premessa però — che viene ribadita anche in FdI — è che non si intende parlare di extraprofitti ma di contributi.
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In vista della prossima manovra la Lega fissa le sue priorità: anticipo pensionistico a 64 anni, contributo dei primi 10 grandi istituti bancari. "Quota 64 si farà", rivendica il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon. Giancarlo Giorgetti fa un ragionamento articolato in materia, con attenzione all'equilibrio contabile e all'equità delle misure. "La proposta della Lega dei 64 anni deve essere letta nel modo corretto. Nella riforma Fornero c'è non dico una ingiustizia ma una distorsione tra chi ha iniziato a lavorare prima del 1996, che sostanzialmente viene trattato peggio, e chi viene dopo che viene trattato in modo diverso. Secondo me bisogna capire di cosa si sta parlando e guardare il sistema correttamente. Il sistema deve garantire un equilibrio dei conti e una equità di trattamento". Il ministro dell'Economia torna a parlare della necessità di rivedere al rialzo i salari, a partire da quelli dei più giovani. "Penso che dobbiamo fare una proposta di vantaggio fiscale - argomenta Giorgetti - che si sposi però con la disponibilità degli imprenditori. Nell'ultima manovra, con grande successo, a tutti quelli che rinnovavano i contratti nazionali, riconoscevamo la tassazione al 5% con la flat tax. Secondo me qualcosa di simile, facendo un'intesa con gli imprenditori che aumentano gli stipendi ai giovani, su questi aumenti di stipendi lo Stato potrebbe fare una cosa del genere, una sorta di flat tax".
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Capitolo banche. Giorgetti domanda: "Ma c'è concorrenza e competizione tra le banche. Oppure il povero imprenditore non trova più nessuno competitivo nell'erogazione del credito. Oppure quanto ci impiega e quanto costa a un povero pensionato trasferire un conto da una banca all'altra. Se introduci alcuni elementi di concorrenza vedi che alcune rendite di sistema cambiano". Prima di ogni ragionamento sulle singole misure per la prossima manovra, il governo attende la rilevazione del 22 settembre, con la lettura finale del rapporto deficit/Pil del 2025. Se sarà confermata la stima iniziale, sopra il 3%, bisognerà attendere il prossimo anno per la chiusura della procedura Ue aperta nel 2024 per deficit eccessivo. Altrimenti potrebbero aprirsi spazi di finanza aggiuntivi da utilizzare in manovra, oltre a quelli aperti dalla flessibilità Ue in materia di energia.