L'agguato verbale

I compagni di Report fanno i bulli contro Sottile e Sigfrido esulta

Edoardo Sirignano

Prima gli insulti da bulli in via Teulada e, subito dopo, l’ennesimo post al veleno di Ranucci. Ecco perché più di qualcuno avrebbe ipotizzato un “attacco telecomandato” da parte dei fidati di Sigfrido contro il vertice Rai, reo di aver sostituito il loro capo dopo l'interrogatorio del faccendiere Lavitola, che rivelava di aver organizzato l’attentato dello scorso 16 ottobre al fine di fargli rafforzare la scorta.

Il punto di rottura avviene, nel cortile di via Teulada, quando Salvo Sottile, anchorman di Ore 14, considerato dai più l’"antitesi" al modello Sigfrido, si reca per la conferenza sui palinsesti. Prima del confronto sul nuovo programma, il giornalista siciliano incrocia due tra i più noti collaboratori di Report, Bernardo Iovene e Luca Bertazzoni. Basta un semplice «come va» per far scattare il putiferio. «Pezzo di m…a», «vai a fare in c…o» e «venduto» sarebbero soltanto alcune delle battutacce rivoltegli dai colleghi. A ricostruire l’accaduto è la stessa vittima dell’agguato verbale che, per stemperare gli animi, parla di «nervosismo» e «cose che non dovrebbero succedere». Detto ciò, l’obiettivo, per chi conosce certi ambienti, sarebbe stato un altro: bersagliare chi non avrebbe espresso solidarietà ai colleghi. Un qualcosa che viene fuori, d’altronde, proprio dall’ultima uscita pubblica del conduttore sospeso.

  

Come il miglior Massimo Decimo Meridio, che ha mandato i suoi uomini a schiantarsi contro le orde di barbari, il volto più conosciuto di Rai 3 non condanna l’accaduto, ma elogia i propri pretoriani: «La mia squadra – scrive in un contenuto apparso sulla sua bacheca Facebook – è sempre la mia squadra. Spalle d’acciaio e schiena dritta che non si piega neppure di fronte all’arroganza e le miserie di chi si sente protetto dal potere. E per proteggersi meglio ha pure bloccato i commenti sotto i suoi post».

Toccherà, dunque, alla stessa Rai avviare un’indagine per far luce sulla matrice dell’infelice scambio di battute. «Sono rimasta interdetta – commenta Incoronata Boccia, capo ufficio stampa dell’ex Uri – e ora c’è bisogno di capire. Faremo tutte le verifiche accurate del caso. È increscioso».

Ma, per i leoni da tastiera di sinistra, la colpa sarebbe tutta di Sottile. L’accusa è aver condiviso, sui propri social, delle notizie inerenti il colloquio tra Ranucci e Lavitola al Cefalù. A chiarire, però, è lo stesso Salvo, che dice: «Io do conto di tutta una serie di fatti che succedono in Italia. E quindi ho messo una serie di pezzi, come faccio tutti i giorni, che riguardano i fatti più importanti. Articoli di colleghi, non miei. Questo è stato visto come un problema, un attacco, una mancanza di rispetto. Mi dispiace, ma non è così».

Per quanto riguarda la politica, a esprimergli, intanto, «solidarietà» per l’increscioso episodio è il primo partito di maggioranza. «Non è ammissibile – evidenzia una nota di Fratelli d’Italia – che il confronto tra colleghi sfoci in atteggiamenti aggressivi che ledono l’immagine stessa dell’azienda del servizio pubblico radiotelevisivo, che si è sempre distinta per la capacità di coniugare pluralismo e libertà di espressione. Il nostro invito è rivolto ad abbassare i toni, anteponendo agli interessi e alle rivalità personali, il diritto dei cittadini a essere informati, che è la vera mission della Rai».