i veri numeri

Meloni smonta le fake sui migranti "dublinanti". "E con Trump pensavo sarebbe stato più facile"

Dario Martini

Un post su Facebook e un’intervista al New York Times. Da un lato la politica interna, dall’altro lo scenario internazionale. Giorgia Meloni sceglie i social per ristabilire un po’ di verità sui cosiddetti «dublinanti», chiamati così a causa del regolamento di Dublino per cui è il Paese di primo ingresso dei migranti a doversi fare carico dell’esame della domanda di asilo. Si affida invece al quotidiano della Grande Mela per tornare sul suo rapporto con il presidente americano dopo le frizioni dei mesi scorsi sull’utilizzo delle basi americane in Italia per la guerra in Iran: «È evidente che con Donald Trump credevo che le cose sarebbero state più facili, data la nostra convergenza sull’immigrazione e sulla cultura woke. Le cose sono andate diversamente».

 

  

La premier è appena tornata da qualche giorno di ferie (ieri era a Taranto alla cerimonia di inaugurazione dei Giochi del Mediterraneo dove ha incontrato anche il presidente libanese Joseph Aoun), ma non ha mai smesso di seguire l’evolversi delle situazioni più calde. La sinistra da giorni attacca proprio sul tema dei migranti, sostenendo che il governo ha causato un gran pasticcio. Il motivo? Dal 12 giugno, con la sottoscrizione del Patto Ue su rimpatri e asilo, è tornato d’attualità il rispetto del regolamento di Dublino, che il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi a fine 2022 aveva sospeso, impedendo agli altri governi europei di rispedire in Italia i migranti che, una volta approdati sulle nostre coste, si erano spostati nel resto del continente.

Adesso, in questi casi, l’Italia dovrà riprenderseli. Ma è tutto fuorché «un boomerang come dice Elly Schlein», spiega Meloni nel post. Il motivo? Semplice: la segretaria del Pd ha gettato tutto nel calderone, mischiando la sospensione della libera circolazione di Shengen con la Spagna dopo Ceuta alla questione dei dublinanti. «Sono due cose completamente diverse e non c’entrano nulla tra loro - esordisce il presidente del Consiglio - È proprio il nuovo Patto che segna una svolta positiva per l’Italia nella gestione dei migranti cosiddetti dublinanti. Le nuove regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro voluto dall’Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati». Poi, ricorda che le regole precedenti penalizzavano il nostro Paese.
«Dal 2023 l’Italia ha respinto circa 80mila richieste di presa in carico provenienti da altri Stati membri. Ed è grazie alla fermezza di questo governo se l’Italia non si è limitata ad accettare passivamente tutto ciò che gli altri Stati ci chiedevano. Cosa avrebbe fatto un Governo di sinistra? Probabilmente avrebbe accolto quelle richieste, aggravando ulteriormente la pressione sul nostro sistema di accoglienza».

Anche il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sentito dall’Ansa, fornisce qualche dato sul tema. Anche lui separa nettamente Schengen dai dublinanti: «Sono questioni completamente distinte». Chi le confonde, «fa solo propaganda e polemiche sterili». E aggiunge: «Alcuni esponenti della nostra opposizione, pur di immaginare qualcosa che vada contro le nostre politiche, hanno esultato per l’ipotetica prospettiva che l’Italia sia in futuro sommersa dall’invio di molti dublinanti. Ma le do un numero: su circa 50 richieste che finora ci sono pervenute, solo tre persone risultano essersi effettivamente presentate in Italia. Tre persone in due mesi: vale a dire, se continua così, una media di venti persone all’anno».

 

Tornando al rapporto con gli Stati Uniti, nella sua intervista al giornale newyorkese, Meloni ha spiegato che continua a «ritenere che l’unità dell’Occidente sia fondamentale. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali. Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, un’Italia che si considera inferiore agli altri. Se sentirò Trump dopo la pausa estiva? Vedremo».