attovagliati
La vongola non dà tregua, Lavitola e Guido Ruotolo al Cefalù
Il «biffo» della cozza era il padrone di casa indiscusso al Cefalù Bistrot di Monteverde (anche se pare fossero le vongole sgusciate il vero piatto forte, Paolo Mieli docet). Ma c’era anche un altro baffo che amava attovagliarsi al ristorante di pesce in compagnia del padrone, quello vero, Valter Lavitola. È quello di Guido Ruotolo, cronista giudiziario di lungo corso e fratello gemello del più noto Sandro, anche lui giornalista, per anni braccio destro di Michele Santoro in Rai. Sandro, però, negli ultimi anni ha fatto il grande salto. Ha scelto la politica. Prima senatore indipendente del centrosinistra. Poi viene eletto, nel 2024, al parlamento europeo con il Partito democratico. Elly Schlein si fida di lui: gli ha affidato l’incarico di responsabile informazione della segretaria del partito.
Ma torniamo al fratello Guido. Assicura che al Cefalù andava saltuariamente. Ma, fatto ancora più importante, è lui che ha fatto scoccare la scintilla tra Sigfrido e Valterino. È grazie a Ruotolo che Ranucci, il conduttore di Report, e il ristoratore e faccendiere di Monteverde si sono conosciuti. Da allora la grande amicizia, fino all’attentato di fronte a casa di Sigfrido, di cui Lavitola ha confessato di essere il mandante. Una bomba «a fin di bene», come ha spiegato agli inquirenti. Per fargli aumentare la scorta, è la sua versione. Interpellato dal Corriere della Sera, Guido Ruotolo ricorda: «Sì, forse li ho presentati io, che male c’è. Credo che ci incontrammo ma non ho memoria di un episodio specifico o se ci vedemmo per un appuntamento». E ancora: «Di sicuro io avevo seguito per lavoro la cronaca giudiziaria delle note vicende di Lavitola, quindi lo avevo conosciuto per questo motivo».
Anche se non ha memoria di giorno preciso, è il quotidiano online Today a riesumare dalla pagina Facebook un bel pranzo a base di pesce. Ovviamente al Cefalù, con le cozze in bella vista. Guido e Valter insieme. A pubblicare quelle foto, risalenti al 16 giugno 2024, fu un altro giornalista: Alessandro D’Amato, caposervizio di Open, al quale Latvitola chiese di creare una mailing list di «una struttura politica che facesse capo a Ranucci», come ha raccontato lui stesso al Corriere. «Io gli dissi che si poteva fare, non era un lavoro complicato. Mi disse che gli indirizzi me li avrebbe forniti una collaboratrice di Ranucci. Mi fece anche il nome di questa persona, ma non lo ricordo». E aggiunge un particolare interessante, quando è venuto fuori il collegamento dell’inchiesta con Lavitola. «Sono andato da lui prima che il suo nome fosse collegato alla vicenda. Gli chiesi: "Valterino, sai qualcosa di tutta questa storia dell’attentato?". Lui rispose: "No, figurati". Ma abbassò gli occhi: e questa sua reazione mi sembrò strana».
Tutto si lega, un grande intreccio che aveva come base operativa il bistrot specializzato nelle cozze. Anche Ranucci ha raccontato la sua versione di quel primo incontro, quando tutto ha avuto inizio. «Io Guido Ruotolo l’ho incontrato in un evento dei 5 Stelle sul reddito di cittadinanza, in cui ero invitato. C’era anche lui tra gli ospiti, con altri giornalisti - ha spiegato a DossierToday.it - E a un certo punto mi ha detto: ah, lo sai che Lavitola voleva conoscerti, ti va di andare a pranzo con lui? Siamo andati a pranzo, al Bistrò. E da là è cominciato il mio contatto con Lavitola. Era il 2019. Poi Lavitola si è riaffacciato per dirmi sostanzialmente che ero stato spiato da un ministro attraverso una società di intelligence. E da lì l’ho rivisto qualche rara volta nel 2021. Nel 2020, in piena pandemia, e nel ’21, mi dà una mano con un inviato. E poi dal 2023 diventiamo un po’ più amici». E se Guido li ha fatti conoscere, oggi è il gemello Sandro a difendere Ranucci dagli scranni del Pd.