L'intervista

Antonella Giuli: "Mottola con Report mostrò in onda il mio contratto. Con che faccia querela Il Tempo?"

Edoardo Sirignano

«I redattori di Report che minacciano querela a “Il Tempo” sono gli stessi che mandarono in onda il mio contratto di lavoro e il mio compenso annuale, fregandosene di ogni principio etico e di qualunque regola legata ai dati sensibili». A parlare è Antonella Giuli, sorella del ministro della Cultura, accusata dal programma di continuare a lavorare per FdI, pur essendo stata assunta dall’ufficio stampa della Camera.

Torniamo sulla storia che, allora, indignò i soliti moralisti sinistri…

  

«Guarda caso poche settimane dopo che Alessandro diventa ministro, il programma si ricorda della sottoscritta. Seppure abbia iniziato l’incarico a Montecitorio a gennaio 2024, solo in quel frangente incrocio Mottola, lo stesso che adesso si dice indignato con la vostra testata, perché, nel modo più trasparente possibile, ha scritto quanto guadagna. Non capisco perché, oggi, debba ritenersi indignato, non ci pensò troppo a sventolare il mio stipendio con chiari intenti denigratori».

La sorprende che, allora, a far passare il messaggio dei “super-compensi” sia chi percepisce una retribuzione più alta dello stesso Mattarella?

«Non entro nel merito delle cifre, ne faccio una questione di principio che deve valere per tutti. Non sono l’unica a lavorare per quell’ufficio. Né sono stata l’unica a essere stata assunta a “chiamata diretta”. C’è chi lavorava con partiti di sinistra. Seppure compaia poco in quelle stanze, perché mi occupo di conferenze stampa e non perché “assenteista”, come Report voleva far apparire, ho altri colleghi che, come me, hanno avuto dei precedenti incarichi con dei partiti. La mia attività è alla luce del sole. Non capisco, al contrario, perché il contratto e il compenso del cronista, che allora voleva delucidazioni su mio conto, non possano essere diffusi. E loro sarebbero i maestri di etica pubblica?».

A proposito di questa parola, chi ha tagliato la sua conversazione, tralasciando aspetti fondamentali che avrebbero aiutato a comprendere meglio la sua storia, ha tenuto conto di questo principio?

«No. Di tanti minuti di colloquio ne sono andati in onda due, al massimo tre, tralasciando le parti fondamentali, soprattutto quella legata alle esigenze dei miei figli, che necessitano di particolari cure alcune delle quali legate alla mia presenza come mamma. Dettaglio non di poco conto. Un qualcosa per cui mi sono lamentata con lo stesso Ranucci».

Lo ha incontrato dopo la sua vicenda?

«È capitato qualche mese fa. Gli ho chiesto il perché di quelle ingiustificate decurtazioni e lui, dopo avermi riferito di essere “dispiaciuto” mi ha detto che non aveva alcun potere sui servizi dei collaboratori esterni, che inviano i pezzi già chiusi, su cui nessuno ha il potere intervenire».

Che idea si è fatta rispetto all’ultimo scandalo per cui il faccendiere Lavitola detterebbe l’agenda di Report?

«L’impressione è quella di una vicenda verminosa e squalificante. Ma questa, appunto, per me che non sono di Report, è al momento un’impressione e non una sentenza per la pubblica gogna. Spero che chi di dovere faccia chiarezza. Posso parlare con cognizione completa soltanto della mia storia: un caso inesistente, montato ad arte per attaccare Giorgia Meloni e FdI. Ed è ancora più grave che tutto ciò sia stato fatto con i soldi dei contribuenti».