L'intervista

Report, Filini (FdI): "Servizi a senso unico e patacche a spese di chi paga il canone. Dovere della politica fare luce"

Edoardo Sirignano

«Bene Il Tempo. Qui parliamo di “patacche”, illazioni e narrazioni create ad arte con i soldi dei contribuenti». A dirlo è Francesco Filini, capogruppo di Fratelli d’Italia in Commissione di Vigilanza Rai, che presenta un’interrogazione per conoscere i costi del noto format condotto da Ranucci.

Gli stipendi dei giornalisti di Report, pubblicati dalla nostra testata, scatenano più di un semplice dibattito all’interno dell’opinione pubblica. Condivide le critiche di chi ritiene che queste spese non dovessero essere diffuse?

  

«Nel momento in cui un giornale entra in possesso di una documentazione e la utilizza per scopi giornalistici, non capisco dove sia il problema. Parliamo di chi sta svolgendo semplicemente il proprio mestiere. È incredibile, al contrario, che a fare la morale e a stracciarsi le vesti sia chi, nel corso di questi anni, ha realizzato inchieste basandosi principalmente su materiale riservato».

Nel caso del programma condotto da Ranucci, però, parliamo di inchieste-clava realizzate con i nostri risparmi…
«Ciò è ancora più grave. Ecco perché, a seguito della vostra operazione verità, abbiamo deciso di rivolgerci ai vertici Rai per conoscere i costi di una produzione, negli ultimi anni, fin troppo politicizzata o, meglio, a senso unico».

In base a cosa ritiene ciò?

«Basta seguire questo appuntamento settimanale per notare i continui attacchi a Fratelli d’Italia e a Giorgia Meloni. Altro che far luce sull’Italia che non funziona. Siamo di fronte a servizi per delegittimare una sola parte».

Faccia un esempio…

«Penso allo stesso attentato a Ranucci. Attraverso allusioni, ci hanno portato a far credere che ci fosse un coinvolgimento di un parlamentare di Fratelli d’Italia, poi, abbiamo visto tutti come è andata a finire. A piazzare la bomba, probabilmente, è stato l’amico fraterno di Ranucci».

Nonostante ciò, Sigfrido, per qualcuno, è intoccabile nel suo ruolo. Non le sembra un controsenso?

«La valutazione, a riguardo, spetta a chi di dovere. Sono, però, convinto che la Rai debba proteggere la propria immagine e anche quella di uno dei suoi indiscussi cavalli di battaglia. Report non è sempre stato quello odierno. Basti pensare al lavoro della Gabanelli».

Adesso, invece, siamo ai tempi di Cefalù?

«Questa vicenda di Ranucci che si sarebbe visto con Lavitola, il quale avrebbe contribuito a dettare l’agenda, è davvero imbarazzante. Ecco perché è nostro dovere fare chiarezza su quanto successo e far emergere quelle zone d’ombra su cui sembra essere stato costruito un vero e proprio sistema di potere. Sarebbe gravissimo se dietro a tutto ciò ci fosse stata l’intenzione di creare un nuovo leader della sinistra, con i soldi di chi paga il canone».

La sorprende il fatto che Sigfrido ambisse a prendere il posto di Meloni?

«Quando è venuto Ranucci in audizione, qualche giorno dopo l’attentato, gli ho chiesto se avesse mai valutato una possibile discesa in politica. Solo per aver posto tale interrogativo, seppur da capogruppo in Commissione di Vigilanza, sono finito nel tritacarne. A farmi sorridere è che quei dubbi, col passare dei giorni, sembrano sempre più sensati, mentre le critiche si rivelano infondate».