L'ex senatore del Pd

Esposito: «Report, attacchi il prossimo e fai carriera. Schlein dovrebbe almeno scusarsi»

Edoardo Sirignano

«Sono solo uno dei tanti a cui Report ha massacrato la vita». Non utilizza giri di parole Stefano Esposito, ex senatore del Pd, finito al centro di diverse inchieste del noto format televisivo.

A cosa si riferisce?
«A quel meccanismo per cui si ottengono informazioni su indagini in corso che neanche chi è indagato possiede. Come mai chi venne a trovarmi a Torino, nel 2019, sapeva di qualcosa che ho scoperto anni dopo? E non è finita qui. Peggio ancora il taglia e cuci per cui, su quaranta minuti di colloquio, vengono mandati in onda solo 25 secondi. Basta una spruzzatina di mafia e il perfetto colpevole è pronto».

  

Anche se, alla fine, si rivela innocente?

«Seppure la mia vicenda si sia conclusa, con tanto di archiviazione, non ho ricevuto neanche un servizio riparatore. Solo tanto sputtanamento».

La sorprende, dunque, che dietro quei palinsesti ci sia una regia o, meglio, qualcuno che, per determinati interessi, indichi i bersagli?

«Mi colpisce che ci sia una trasmissione che nasconde, dietro un presunto giornalismo d’inchiesta, servizi che tendono a colpire una determinata parte o soggetti ritenuti scomodi. Pensi che la mia storia è stata utilizzata per giustificare la presenza della ’ndrangheta alle Olimpiadi di Torino».

Nell’ultimo caso, però, è Lavitola, amico di Ranucci, a entrare in contatto con ambienti alquanto discutibili…

«Se fossi stato identificato come amico di Lavitola, già mi avrebbero appeso a testa in giù. Tutti questi neo-paladini del garantismo, scoperto all’occorrenza, dimenticano che Ranucci non è “vittima” di uno sconosciuto, bensì di quello che ha definito lui stesso, più di un conoscente, “quasi un fratello”. Mi sorge un interrogativo spontaneo: cosa sarebbe successo se al suo posto ci fossero stati Monteleone o Del Debbio? Probabilmente sarebbero stati messi in croce dopo cinque minuti. Si sarebbero organizzate manifestazioni».

Che idea, quindi, si è fatto del conduttore di Report?

«Non è un santo, né un diavolo. È semplicemente uno che si paragona a Falcone e Borsellino. E, come ha ben spiegato Luciano Violante, questi ultimi certamente non sarebbero andati a cena con faccendieri come Lavitola».

Sembra, intanto, che il giornalista, su Rai 3, sia insostituibile…

«Non spetta a me decidere se debba continuare o meno Report. Un giornalista certamente può fare tremila cose. Tutti sono utili e nessuno è indispensabile. Il vero tema, a mio modesto parere, è un altro».

Quale?

«I vertici della Rai dovrebbero verificare se ci siano le condizioni perché possa continuare a condurre un programma che ha una storia e che, a causa sua, ha perso credibilità».

Intanto è lui stesso a chiedere di essere risarcito per il danno subito…

«Alle vittime del suo cecchinaggio, seppure sia stata distrutta loro la vita, non le ha risarcite nessuno. Chi dice di impiegare giornate, se non mesi, per realizzare scoop che, alla fine, si rivelano infondati dovrebbe almeno ammettere l’errore».

La stupisce il silenzio del Pd?

«Non mi sorprende. Anzi, sarei rimasto stupito del contrario. Ritengo che Schlein, dopo aver accusato la destra di essere mandante dell’attentato e, considerando quello che è venuto fuori, avrebbe dovuto quantomeno chiedere “scusa”. È normale dire una sciocchezza. È gravissimo, al contrario, non ammetterlo. La mia posizione è quella del mio ex capogruppo, Zanda. Non puoi prendere le parti di qualcuno senza verificare i fatti. Mi viene da ridere pensando che il complotto denunciato da certi big della sinistra sia diventato quello delle vongole di Cefalù».

In quel ristorante, però, c’è chi avrebbe pianificato addirittura di prendere il posto di Meloni, vendendosi come bersaglio delle mafie…

«Bisognerebbe mettere in soffitta quel metodo per cui chi rovina la vita degli altri venga premiato. La verità è che questa sinistra è esattamente la brutta copia dei grillini, odiatori sociali e giustizialisti tagliagole a cui non frega niente del prossimo. Difende la Costituzione solo quando le fa comodo. Siamo ormai al fast food della ghigliottina. Basta spararla grossa su qualcuno e fai carriera».