La rincorsa a Giuseppi

L'esercito di Elly e il cespuglio Ruffini: il piano acchiappa Conte

Edoardo Sirignano

Conte rompe gli indugi. Per dirla in gergo ciclistico, prova la fuga verso la cima più ambita, Palazzo Chigi. Ecco perché la prima donna del Nazareno, colei che aspira a diventare l’anti-Meloni, deve effettuare lo scatto. Il tempo dell’attesa è finito. Altrimenti sarà difficile, se non “impossibile”, riprendere chi, come dimostrato dai sondaggi, le sta provando tutte per tentare l’allungo. Detto ciò, quando la strada è dura non puoi pensare di fare tutto da sola. Devi poter contare su una squadra, o meglio su un gruppo che, al momento del bisogno — in questo caso, eventuali primarie — sia pronto a sostenerti, senza pensarci troppo e sacrificando qualcosa. Motivo per cui la sorridente Schlein deve ascoltare tutti e arruolare chiunque possa servire alla causa.

La rossa pattuglia della Cgil
La priorità è innanzitutto attivare quel sindacato rosso che, all’occorrenza, non viene meno al compagno bisognoso. Parliamo della Cgil del compagno Landini. Cederla ai pentastellati rappresenterebbe una “sconfitta sicura”. Ecco perché Elly sarebbe disponibile a sposare nuove patrimoniali e ad adottare misure scomode per quella borghesia, che non l’ha mai digerita, pur di accaparrarsi quelle tessere. La Piazza del Popolo della vigilia del referendum, d’altronde, vale più di mille parole: riempita solo grazie ai cappellini degli immigrati portati con il pullman della solita associazione di categoria.

  

L’indispensabile centro
La segretaria dem, però, non può neanche pensare di abbandonare del tutto quei moderati il cui sostegno è fondamentale per vincere nella cattolicissima Italia. Ragione per la quale occorre cedere anche a quel furbo Matteo Renzi, i cui consensi, in una partita equilibratissima, pesano come macigni. Il re della Leopolda, il più pop dei politici nazionali — vedi l’ultima cantata in Costa Smeralda con Katy Perry —, intanto, non si vende per quattro denari. Non è un caso che, nelle ultime ore, sia proprio lui ad alzare la posta e a lanciare la terza incomoda, Silvia Salis, alla guida della coalizione. La discesa in campo della sindaca di Genova è un pericolo da evitare a ogni costo per Schlein, considerando che quest’ultima potrebbe spaccare in due l’area riformista. 
C’è poi un ulteriore incubo per l’innocente prima donna del Nazareno. Nelle ultime ore, in un’intervista al quotidiano La Stampa, ha annunciato la propria discesa in campo Ernesto Maria Ruffini, l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate, indicato dai più come il profilo della società civile in grado di rompere gli equilibri precostituiti. Il 10 ottobre riunirà i comitati di Più Uno e presenterà la sua Margherita 2.0. Non parla di accordi con altri cespugli, né di Calenda o della neonata compagine formata da Onorato per aiutare l’amico Conte, ma il suo moderno Ulivo certamente avrà un ruolo nella partita. Se appoggerà uno dei due principali leader della coalizione, gli consentirà di spuntarla; se correrà in solitaria, invece, aprirà nuovi scenari. Elly, pertanto, non può ignorarlo, a maggior ragione se il suo principale alleato, l’ex baleniere Dario Franceschini, sta flirtando con i 5 Stelle, sognando il Colle.

I cacicchi del Sud
Neanche Italia Viva o i vari cespugli, comunque, sarebbero sufficienti per battere il grillismo contiano. Occorrono le truppe cammellate, quel valore aggiunto che, negli appuntamenti territoriali, ha consentito ai progressisti di battere la destra. Parliamo ovviamente dei feudi di Antonio Decaro, governatore della Puglia, e di Vincenzo De Luca. Quest’ultimo, pur non essendo più presidente della sua Regione, ha più di qualche amico in Campania. 
Non basta, stavolta, avere dalla propria la rossa Toscana o l’Emilia delle cooperative per spuntarla su Giuseppi. Parliamo del padre del reddito di cittadinanza. Lasciargli campo libero nel Meridione dei sussidi statali significherebbe regalargli un’autostrada a sei corsie verso Piazza Colonna.