Elly scansati

Il "partigiano" Conte ha più Schlein che Meloni nel mirino

Edoardo Sirignano

È il momento di rompere gli indugi. Giuseppe Conte supera i tatticismi di inizio estate e, senza consultare nessuno, né aspettare la cosiddetta «benedizione» da parte degli alleati, si erge a capo della coalizione progressista. Non dice «sarò il leader», ma è chiaro che, puntando il dito contro l’operato del presidente del Consiglio, nei fatti indossa i panni del candidato premier.

Con la scusa della crisi spagnola di Ceuta, il pentastellato, attraverso un’intervista al Fatto, effettua un vero e proprio delirio di onnipotenza, mettendo a confronto il suo operato con quello di chi lo ha succeduto a Palazzo Chigi: «Meloni – rivendica – ci isola, il mio lavoro in Europa si è perso». Addirittura accusa la prima donna del centrodestra di aver agito da segretario di partito, «come un Abascal (ndr. numero uno di Vox, forza iberica di estrema destra) qualsiasi, anziché da premier dell’Italia».

  

Le manie di protagonismo del numero uno dei grillini, però, non finiscono qui. L’avvocato di Volturara Appula, a Sant’Anna di Stazzema, durante l’evento organizzato per ricordare la strage nazista, fregandosene dei partner di coalizione, detta addirittura l’agenda sulle discusse primarie. «A settembre – dice ai microfoni di La7, dove ormai è ospite fisso – ciascuna forza raccoglierà le proposte, le soluzioni e le idee, per poi arrivare nella parte finale del mese a un confronto politico e definire i punti programmatici che delineeranno il progetto comune. Dopo, naturalmente, ci saranno tutti gli altri passaggi, durante i quali ci ritroveremo a individuare anche l’interprete che sarà chiamato a realizzare il programma, che rimarrà comunque nel quadro di uno spirito di squadra».

Peccato che questa parola, a causa dello stesso professore foggiano, sembri essere utopia. L’ultimo passo in avanti di Giuseppi, riferiscono i frequentatori del Nazareno, non sarebbe stato apprezzato da Elly Schlein, a maggior ragione perché avviene nello stesso giorno in cui spunta uno strano sondaggio che vede la segretaria del Pd indietro rispetto al suo principale sfidante nella corsa alla guida del campo largo. «I 5 Stelle – riferisce una fonte vicinissima all’ex sardina – vogliono chiudere subito la partita perché temono che l’imponente macchina da guerra ereditata dal Pci, con il passare dei giorni, possa organizzarsi e mettere in soffitta il ritorno dell’"avvocato del popolo" a Chigi».

Chi ne approfitta per alzare la posta, intanto, è il numero uno di Italia Viva, Matteo Renzi. Il giglio fiorentino, attraverso un colloquio rilasciato ai taccuini del Corriere della Sera, lancia Ilaria Salis, sindaca di Genova, come proposta alternativa a quella dei partiti. Un chiaro messaggio a Schlein, che credeva di poter contare, senza sborsare nulla, sui pesantissimi voti riformisti. Non è un caso che il furbo stratega rosso e braccio destro di Conte, Goffredo Bettini, metta la prima cittadina ligure sullo stesso piano dei segretari. Un chiaro indizio di come, a certe latitudini, si voglia cavalcare l’entusiasmo della «martellista» per spaccare il Pd. Discorso diverso, invece, se si vogliono mettere nel calderone profili unitari o nomi della società civile, come Gabrielli o Ruffini, che possano far saltare la «corsa a due». «Fin troppi leader, non serve il terzo uomo», sentenzia il veterano compagno romano. Insomma, il clima a sinistra, non solo per il caldo bollente, è più infuocato che mai. Il M5S vuole chiudere subito la partita per la guida della coalizione, Schlein non intende mollare e arruola tutto e il contrario, mentre entrambi temono avversari calati dall’alto, che potrebbero attingere a bacini diversi da quelli già noti agli apparati tradizionali.