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Ceuta, ulteriore schiaffo a Sanchez. La premier della Danimarca: "Pronti a chiudere le frontiere"
C’è una dinamica inedita che va maturando in Europa, intorno al dossier migratorio. E cioè un blocco del Nord che condivide e assorbe la linea di un Paese mediterraneo, l’Italia. Ieri la Primo Ministro danese Mette Frederiksen, che qualche giorno fa ha firmato con Gior- Meloni un documento congiunto sulla difesa delle frontiere, ha espresso la sua prospettiva parlando al Folketing, il parlamento di Copenaghen. «Una politica migratoria rigorosa è fondamentale per la Danimarca e per l'Europa», ha dichiarato la premier danese, definendo «inquietanti le immagini provenienti dall’enclave spagnola di Ceuta», della scorsa settimana.
La leader socialdemocratica, in un passaggio che suona come un monito implicito al governo Sánchez, ha aggiunto che la Danimarca è «pronta a compiere i passi necessari» e che una «chiusura totale» delle frontiere resta un’ipotesi da adottare «in ultima istanza» qualora dovesse presentarsi un’altra crisi. Dunque, una presa di posizione molto pe- eraltro non isolata in rea. Appena due giorni fa, nfatti, il primo mi- dese Ulf Kristers- aveva criticato la sanato- di chez. Così come, nelle e sortite europee ere della crisi di Ceuta, che il governo fin- veva espresso posizioni molto vicine a quelle italiane. C’è poi un’altra tessera del mosaico che testimonia il ruolo italiano.
L’accelerazione sui “return hub” in Africa, che l’Italia sta proponendo in questi giorni, trova una risposta evidente.
Germania, Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Grecia infatti, stanno conducendo trattative avanzate per la creazione di un centro di rimpatrio in Uganda. I cinque ministri competenti si vedranno a Copenaghen il 4 settembre per valutare lo stato dei negoziati. «Si prevede che, entro il 2027, la struttura possa accogliere migranti trasferiti dall’Europa», spiegano fonti diplomatiche. Il centro opererebbe inizialmente come programma pilota, con una capienza fino a 10.000 migranti le cui domande di asilo sono già state respinte nei Paesi Ue di primo ingresso. Berlino, intanto, torna sul botta e risposta con l’Italia per la questione dei cosiddetti “dubitanti” da riaccompagnare nel nostro Paese. «Siamo un pò sorpresi dell’agitazione sulla questione e delle divergenze» con Roma, ha detto la portavoce del ministero dell'Interno tedesco, aggiungendo che «Germania e Italia già da tempo collaborano bene sulla questione migratoria» e che «le espulsioni di Dublino saranno eseguite anche verso l’Italia».
Nello specifico, il riferimento è al caso di una cittadina somala il cui allontanamento è fissato per il 19 agosto. Dall’Italia, il ministro degli Esteri Antonio Tajani getta acqua sul fuoco: «Non credo che ci sia un problema» con la Germania, ha detto da Sant’Anna di Stazzema, «perché c’è tutta la questione delle navi Ong battenti bandiera tedesca che hanno fatto sbarcare migranti in Italia, quindi credo che da questo punto di vista si trovi un equilibrio».
Sul fronte Schengen, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi conferma la sospensione parziale verso Madrid almeno fino al 15 agosto: «Il provvedimento è di un mese quindi in realtà, la scadenza prefissata è alla fine di agosto. Noi ci siamo riservati di vedere l’evoluzione della situazione a partire dal 15 agosto, per valutare quello che succede e, più in generale, per vedere tutti i pericoli che sono stati paventati». E ripercorre «l’accesso di quasi 80 mila persone, il permanere sul territorio di Ceuta di un numero variabile tra le 6 e le 10 mila persone, il pericolo che tra loro ci possano essere alcuni infiltrati». E Pedro Sánchez? Con tutti i problemi che ha sulle spalle, fonti del governo spagnolo ieri si sono premurate di far sapere che avrebbe assistito all’eclissi solare da Lanzarote. Questioni di priorità.