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Campi Flegrei, mentre la terra trema Fico vuole la legge speciale anti-terremoto

Giancristiano Desiderio

Iia terra trema, Fico vuole una legge speciale. I Campi Flegrei sono ballerini per natura, Fico crede che una legislazione unica possa essere risolutiva. A Pozzuoli il terremoto c’è praticamente sempre, Fico ritiene che gli aiuti governativi alla popolazione lasciano il tempo che trovano mentre ciò che serve è un intervento speciale. Per fare cosa, presidente? Per «definire in modo chiaro e perenne la condizione di unicità dei Campi Flegrei».

Beh, effettivamente, una gran bella legge speciale che fornisse questa rassicurante definizione di unicità della terra del bradisismo sarebbe davvero la soluzione perfetta che tutti aspettano. Come mai nessuno ci aveva pensato prima? Ci vuole la legge speciale. Così quando la terra tremerà, ieri, oggi, domani, tutti potranno dire che c’è la legge speciale. Problema risolto.

  

Meno male che Robertino c’è. Quindi, habemus legem? Naturalmente, nessun Parlamento (e governo) può intervenire sulla Natura. Né perla pioggia contro la siccità, né per rinfrescare contro il caldo. Un Parlamento può intervenire solo sulle azioni umane ma solo in modo limitato. La tendenza del nostro tempo, invece, è esattamente opposta: si tende a credere e a far credere che gli interventi legislativi e governativi possano essere totali e risolutivi e che, in aggiunta, possano riguardare non solo la storia umana, come avveniva in passato, ma anche la storia naturale. La storia del comunismo è esattamente questa: l’uomo è il padrone della Storia e Marx lo diceva così: «Ho scoperto il segreto della storia». Caspita! Beato lui. Ora, rispetto al secolo scorso, con l’ausilio della tecnologia, si è fatto un passo avanti: l’uomo è padrone della Storia e della Natura.

Poi accade, però, che la terra tremi e si scopre di essere solo dei poveri mortali. Magari, Dio non voglia!, anche senza casa. E, allora, si ricomincia: facciamo una gran bella legge speciale. La quale, però, già esiste da un pezzo, praticamente da sempre, altrimenti che legge speciale sarebbe. Basta leggere il romanzo di Sàndor Màrai, «Il Sangue di San Gennaro» (Adelphi), e ascoltare cosa dice il Vesuvio: «Non è facile farglielo capire, ma non è detto che alla fine non lo capiscano. Dimenticano in fretta, questa è la loro fortuna. Imparano lentamente, e quel poco che riescono infine a capire, lo dimenticano subito».

Tutta l’area vesuviana è così e, a conti fatti, è l’unico modo per vivere all’ombra dello «sterminator vesevo», come Leopardi definì il vulcano, forse, più famoso del mondo. Il Vesuvio continua e dice: «Li ho visti piangere e correre sulle strade, quando li ho inseguiti lanciando loro lapilli ardenti e pece bollente, perché solo usando la severità si può insegnare. Piagnucolavano e facevano voti. Ma in breve tempo, disseppellite le città sepolte sotto la cenere, tutto ricominciava daccapo: inventavano nuovi dèi, ricostruivano città, riempivano le case di vanità e superstizione. A volte mi sono scagliato, aggressivo, contro di loro, ogni tre-quattrocento anni. Ma invano. Imparano lentamente e dimenticano con grande velocità».

La letteratura, la buona letteratura, è molto più utile della cronaca politica per capire il mondo. Il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, non sa che pesci prendere e sposta il problema sul governo invocando una legge speciale del tutto inutile e impotente a risolvere anche il più piccolo dei problemi dei Campi Flegrei.

Tutta quell’area, così straricca di storia, dai Greci ai Romani, e così stracarica di bellezza, dall’Arte al Golfo, è qualcosa di sublime al cui cospetto la politica è cosa piccola e piccina.

L’area vesuviana è una grande storica metafora della condizione umana in cui gli uomini, che imparano lentamente e dimenticano con grande rapidità, lavorano, vivono, costruiscono su una terra infuocata e una materia incandescente che li sostiene e li distrugge, li mette al mondo e li toglie dal mondo. L’unica legge speciale è questa.