SINISTRA DIVISA SULLA POLITICA ESTERA

Ma quale disgelo. Il campo largo si spacca pure sulle spese militari

Luigi Frasca

Altro che disgelo. Non sono passate che poche ore dal presunto armistizio prandiale di ieri l’altro tra Giuseppe Conte ed Elly Schlein che si apre un fronte ancor più vasto nel campo largo. Oggetto della contesa - subito sottaciuta - è la risoluzione unitaria di Pd-M5S-Avs redatta in vista delle comunicazioni del ministro Giancarlo Giorgetti in Parlamento sull’attivazione clausola di salvaguardia nazionale. Una risoluzione che porta una firma e testimonia una resa: la firma è quella di chi detta la linea, ovvero Conte; la resa è di chi la subisce; ovvero Schlein. No al riarmo, no alle spese assunte in sede Nato, no a nuove spese militari, no a tutto: questo, in buona sostanza, il senso del testo unitario meno unitario del mondo che il centrosinistra ha portato in Aula- senza che però sia stata messo ai voti.


I tentativi tra il goffo e lo sgangherato di far passare la risoluzione come frutto di una «dialettica distesa» tra Pd e M5S si sono sprecati, con scarsissimi risultati. Ci ha provato il Richelieu del campo largo, Goffredo Bettini, con un’intervista al Corriere nella quale ha parlato di divergenze che «non vanno drammatizzate», ma piuttosto «sciolte in un confronto sincero e responsabile». Ci ha provato lo stesso Conte, che invece ha democristianamente parlato di «dialettica politica» che «rimane», ma sempre «nel rispetto reciproco».

  


Sarà, ma intanto campanelli d’allarme suonano e come; ad amplificarli sono i riformisti del Pd, i quali di minimizzare la frattura non ci pensano nemmeno, auspicando invano che «la notte porti consiglio» (cit. Lorenzo Guerini), e per i quali la risoluzione è irricevibile. La vicepresidente del Parlamento Eu, Pina Picierno ha commentato così: «Cioè: dicono di fare la mozione unitaria con Conte e Avs ma siccome è invotabile per i contenuti poi non la mettono ai voti servendosi di un cavillo», ha detto. «Ma quante umiliazioni ancora devono sopportare gli europeisti e i riformisti del Pd, quanti bocconi indigesti devono ancora ingoiare in nome di una alleanza che qualcuno vuole a tutti i costi?».

Ecco. Ma pure la «destra della sinistra», l’ex coppia di fatto Renzi-Calenda smascherano il gioco: «Le città ucraine sono in fiamme e il balletto tra Schlein e Conte è semplicemente immorale», dice Calenda; «Nessuno può permettersi di vannaccizzare la coalizione progressista», ammonisce Renzi. In tutto questo, il carico da novanta arriva dalla minacciosa frase di Conte in vista delle primarie: «La politica estera non può rimanere fuori dalle primarie», ha detto. Abbiamo la conferma: molti nuovi «disgeli» ci aspettano all’orizzonte.