Commissione Covid

Commissione Covid, intervista a Lisei: “Fuga di notizie episodio grave. Arcuri non ha parlato dei fatti”

Alessio Buzzelli

«Onestamente da Arcuri mi sarei aspettato un’audizione più centrata sui fatti e meno sui processi». Commenta così Marco Lisei, presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid, la testimonianza resa l'altro ieri da Domenico Arcuri, ex commissario straordinario durante la pandemia. Un’audizione "scombussolata" da una fuga di notizie "in diretta", che Lisei ha definito «grave», poiché «mette in discussione la genuinità della testimonianza».

Senatore Lisei, ieri c’è stata l’audizione di Domenico Arcuri. Una testimonianza molto attesa, durante la quale l’ex commissario ha difeso a 360 gradi l’operato dell’allora governo Conte e della struttura da lui gestita. Si aspettava un altro tipo di testimonianza o è andata come previsto?
«Onestamente mi attendevo un’audizione più breve e più concentrata sui fatti anziché sui processi. Arcuri insieme alla sinistra che lo difende e ripropone le sue tesi continuano a non capire o far finta di non capire che le commissioni d’inchiesta fanno un lavoro diverso dai tribunali. È stato assolto nei processi? Buon per lui, ma non vuole dire che abbia agito correttamente, non vuole dire che certi fatti non siano avvenuti».

Arcuri ha provato a smentire diverse vicende emerse durante il lavoro della commissione, prima tra tutte quella relativa alla sulle maxi -commessa mascherine cinesi, sostenendo che non sia vero che fossero non idonee. L’ha convinta questa ricostruzione?
«Questo è l’esempio più lampante del concetto che ho appena espresso. Ci sono tre perizie su quelle mascherine, tutte dicono che una parte di esse non hanno superato delle prove di laboratorio. Che fossero aziende accreditate o meno per fare specifici test può essere stato rilevante per l’assoluzione penale, ma non cancella un fatto, ovvero che non abbiano superato test di ben tre soggetti diversi».
 

  

 

Durante la testimonianza c’è stato un “giallo”, che ha in qualche modo scombussolato il normale svolgimento della seduta: un rapporto di cui Ar curi stava dando conto in audizione è trapelato, fi nendo pubblicato sui giornali proprio mentre l’ex commissario lo stava leggendo. Da presidente le chiedo: è mai successo prima? E, soprattutto, lei che idea si è fatto della vicenda?
«È un fatto grave a mio avviso perché mette in discussione la genuinità della testimonianza, soprattutto perché il file recava la firma digitale di un altro teste, ex dipendente di Arcuri. In ogni caso Arcuri tornerà a rispondere alle domande dei commissari, lì evidentemente non potrà che essere genuino».

Alla seduta di ieri le opposizioni hanno partecipato in massa, cosa inusuale ultimamente. Perché secondo lei c’è stata questa partecipazione?
«Ho smesso di domandarmi cosa fanno le opposizioni, mi pare di aver capito che vengono quando fa loro comodo. Forse Arcuri aveva necessità del loro supporto e gli hanno voluto manifestare riconoscenza. Ognuno ha le sue strategie, io sono concentrato sul lavoro della commissione e sulla ricerca della verità».

 



Mancano sei giorni alla data fissata per l’audizione di Giuseppe Conte, il quale, però, nonostante l’intenzione più volte ribadita e le rassicurazioni da parte dei presidenti di Camera e Senato, ancora non si è dimesso da commissario. Lei in quanto presidente ha ricevuto qualche informazione in merito? Pensa che questa audizione si svolgerà come da calendario oppure ci dobbiamo aspettare qualche sorpresa dell’ultimo minuto?
«Conte non si è ancora dimesso e non ho informazioni in merito. La sua audizione dovrebbe essere la prossima settimana.
Lui ha fornito due date, il 4 ed il 5, gli ho rappresentato anche ieri sera che è probabile che in quelle date le aule siano convocate con voti, quindi gli ho chiesto per sicurezza un’altra data. Vogliamo audirlo, ma spetta a lui, non dipende da me».