Luigi Marattin: "Devastare e assaltare non è antagonismo. È delinquenza politica da condannare"

Christian Campigli

«Quando si usa la violenza per me sei fuori dal perimetro del confronto politico e costituzionale e li devi rimanere». Luigi Marattin, segretario del partito Liberaldemocratico, spiega perché la politica deve stare ben distante da chi usa le molotov per portare avanti le proprie idee.

Esagero a definire un atto di terrorismo l'ennesimo episodio di violenza occorso in Val di Susa?
«La qualificazione giuridica la valutano gli inquirenti e i magistrati, non i politici. Io però le dico che picchiare i poliziotti e devastare i cantieri non è “antagonismo” o “disagio sociale”, ma delinquenza politica».

La sinistra è stata ferma nella condanna o ci sono ancora troppi se e troppi ma?
«Stavolta, anche se in ritardo, la condanna è arrivata, perlomeno dalla Schlein. Ma nel Campo Largo ci sono autorevoli esponenti (alcuni persino parlamentari) che difendono Askatasuna e anzi sfilano insieme a loro.
Serve a poco allora la condanna se poi ti presenti davanti agli elettori con gente del genere».

Perché la sinistra lascia il tema della sicurezza alla destra?
«È un tragico errore. Anche strategico: perché i "ricchi" sono quasi sempre al riparo dall’insicurezza e dalla violenza. A subire il danno maggiore sono sempre i più deboli: la vecchietta sola, la ragazza che torna a casa tardi dal lavoro. Essere duri col crimine - e con le cause del crimine, come diceva Blair -va sempre a vantaggio dei più deboli».

Quali sono tre idee che vorrebbe realizzare dovesse vincere le elezioni?
«La prima è un’opera di efficientamento della spesa nel settore sicurezza, dove esistono gli stessi difetti di altri comparti pubblici. Troppi agenti in ruoli amministrativi, da destinare invece in compiti operativi. La seconda è costruire nuove carceri: piccole, moderne, con attività di formazione e di supporto psicologico. Ma sempre carceri. Perché se non avessimo il sovraffollamento, l’immigrato che era stato arrestato a Milano mentre scassinava macchine non sarebbe stato rimesso in libertà e non avrebbe sfregiato quella ragazza. La terza è rivedere completamente l’approccio all’immigrazione, formando e selezionando le persone fuori dal territorio nazionale e programmando i flussi in modo regolare».


A proposito di elezioni, polo di centro con Calenda e Picierno o campo largo con Conte, Fratoianni e Renzi?

  

«Il Pld non fa alleanze sulla base della simpatia o della geometria, ma sulla base di valori e proposte liberali: tagliare la spesa pubblica per poter tagliare tanto le tasse, liberalizzazioni e concorrenza, nucleare, riforma della scuola per gli studenti e non per tutelare i sindacati. Faremo alleanze con chiunque sposi le nostre battaglie. Se lei va a dire queste cose nel Campo Largo, ti denunciano alla Procura per "liberismo selvaggio", quindi non penso sia quella la nostra strada. Il resto vedremo in autunno».

Roberto Vannacci farà parte della coalizione di centrodestra o no?
«Non sono affari miei. Da cittadino, dico che il centrodestra ha un’occasione d’oro: abbandonare per sempre populismi, sovranismi e sloganismi e cambiare la fisionomia dell’offerta politica italiana. Per andare verso un sistema in cui si confrontano diverse opzioni politiche, libere dai populismi. Ma sta a loro decidere se hanno il coraggio per farlo o meno».