sindaco, MA CHE STAI A DI’?
Bologna, i compagni si ributtano sul “solito” fascismo: Lepore mischia il caso Fakir con la strage del 1980
Per evidenti ragioni (essendo nato nella seconda metà dell’Ottocento ed essendo morto nel 1950), il grande Trilussa, Carlo Alberto Salustri, ingiustamente ricordato solo come poeta dialettale romanesco, non ha fatto in tempo a conoscere gli attuali protagonisti dell’Italia del 2026. Eppure – senza saperlo – li ha ben rappresentati in un indimenticabile sonetto dedicato all’ipocrisia di certi politici. La poesia (intitolata, con raddoppio romanesco di una consonante, «La sincerità ne li comizzi»), descrive un deputato che si commuove parlando in piazza. Ma a quella commozione Trilussa non crede: «E allora pianse: pianse così bene che quasi ce rideva pure lui». Ecco: sostituite «er deputato» con il sindaco di Bologna Matteo Lepore e ci siamo. In che senso? Molto semplice, Lepore ci sta prendendo tutti selvaggiamente in giro: è protagonista prima di un errore politico (grave quanto evitabile, e del tutto autoprocurato, nel senso che ha fatto tutto lui), poi di una sgradevolissima speculazione, e adesso vorrebbe buttarla in caciara gridando contro il fascismo (che non c’è).
I fatti li conoscete. L’altra domenica, senza sapere niente di come fosse effettivamente andata la vicenda che ha portato alla morte del marocchino Fakir, Lepore ha subito convocato una manifestazione (senza nemmeno dare formale preavviso alle autorità di sicurezza) che si è inevitabilmente trasformata, il giorno dopo, in un vergognoso assalto contro la polizia. Anziché scusarsi, si è arrampicato sugli specchi evocando presunte «due piazze», la sua «buona» e l’altra (venuta da chissà dove) «cattiva». Gli hanno dato manforte, aggiungendo figuraccia a figuraccia, i compagni di sempre, a partire da un surreale Pier Luigi Bersani, ormai meme di se stesso, che si è riferito a Fakir come «l’uomo ucciso». «Ucciso», non «morto»: con il Pd che dunque ha già concluso con una condanna il suo processo di piazza contro i poliziotti, immaginiamo. Ma non basta ancora, perché qui arriva il "chiagni e fotti" finale di Lepore, che, mischiando le mele con le pere, cerca adesso di sovrapporre l’anniversario della strage di Bologna (2 agosto) con la morte di Fakir. Sentite il sindaco: «Bologna è una città ferita da quanto è successo al Pilastro, e ogni volta che è stata ferita è scesa in piazza, per questo spero venga tanta gente al corteo del 2 agosto». Oplà: e così il minestrone è servito. Un po’ di attacco alla polizia e una strillata contro il "fascismo". Una dose di vittimismo e una di complottismo. E soprattutto tanta confusione tra la strage di 46 anni fa (su cui la sinistra non vuol sentir parlare di altre spiegazioni possibili rispetto alla «matrice fascista») e un singolo intervento di poliziotti i quali, da quanto sappiamo finora, hanno agito in modo impeccabile in una situazione difficilissima. Ma tutto fa brodo per continuare l’operazione propagandistica, e il copione è già scritto.
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Il 2 agosto sarà fischiato il rappresentante del governo, si confonderanno i piani e le vicende, e - tra un pianto e una furbata, tra una lacrima e una speculazione - proseguirà una sguaiata e spregiudicata operazione di propaganda. E soprattutto si ricomincerà con la vera passione erotica della sinistra, il "fascismo". Cari compagni, è il momento di dirvi che ci avete sfinito con le vecchie ossessioni da cui siete abitati e posseduti, con gli antichi demoni che non sapete e nemmeno volete esorcizzare, e pure con le nuove scombiccheratissime crociate che vorreste organizzare. Il fascismo di cui continuate a parlare non c’è più. Eppure per voi "deve" esistere perché ormai la vostra follia è sintonizzata e settata su quella lunghezza d’onda. E questo fascismo inesistente (eppure per voi onnipresente) serve a voi come coperta di Linus. Per scaldarvi e rassicurarvi nella vostra visione del mondo, nei vostri schemini, nelle vostre certezze. Per farvi sentire buoni contro i cattivi, anzi buonissimi contro i cattivissimi. Per darvi la sensazione che tutto sia rimasto al posto che ritenete giusto. E per coprire, come nel caso di Lepore, i vostri errori e i vostri autogol. Proprio come chi è preda di un disturbo ossessivo-compulsivo ormai fuori controllo, ripetete all’infinito lo stesso inutile rituale (ricontate le cose cento volte, scrutate la manopola del gas, ricontrollate la serratura della porta) nella speranza di tranquillizzarvi: ma in realtà siete solo paralizzati, siete bloccati, non sapete fare altro. L’ordine che cercate disperatamente di fare intorno a voi è lo specchio deformato dell’ordine che non riuscite più a ricostruire dentro di voi. E così, più regolare del susseguirsi delle stagioni, più fastidioso dell’arrivo di una cartella esattoriale, più prevedibile di una nenia già ascoltata mille volte, più devastante di una canzoncina ipnotica nordcoreana, in Italia di tanto in tanto si ricomincia con il "fascismo". E da quando, quattro anni fa, Giorgia Meloni ha vinto le elezioni, siete andati ancora più fuori di testa: vedete "fascismo" e "fascisti" ovunque. In altre occasioni, ci si potrebbe perfino divertire. Ma l’idea che questo spettacolo vada in scena strumentalizzando per basse finalità politiche i morti del 2 agosto 1980 toglie il respiro. E se questo si accompagna a una macabra tarantella alle spalle degli agenti di polizia è ancora peggio. E suscita pena e nausea.