Il ministro dell'Interno

Autopsia di Fakir, tracce di coca e nessuna frattura. Piantedosi difende i poliziotti «Hanno agito in modo corretto»

Edoardo Sirignano

Tracce di cocaina e nessuna frattura. Emergono i primi elementi su come è morto Abderrhaim Fakir, il 42enne marocchino deceduto durante un intervento delle forze dell’ordine. Dopo sei ore d’autopsia, condotta dal pool di specialisti nominati dalla Procura di Bologna, riscontrata la presenza di sangue nei polmoni, dovuta probabilmente a sostanze stupefacenti, e, soprattutto, l’assenza di segnali di violenza e di infrazioni ossee. «Da quello che mi riferisce il mio consulente, in relazione a quelli che sono gli indicatori tipici dello schiacciamento posteriore, cioè dell’uomo messo a terra e schiacciato fino a fargli impedire di dilatare la cassa toracica - spiega Gabriele Bordoni, avvocato che assiste i due agenti intervenuti per fermare il nordafricano - non c’è assolutamente niente». 
Cambia, e non poco, pertanto, lo scenario su quanto accaduto domenica nel capoluogo emiliano. Secondo quanto viene fuori dall’autopsia, non solo i poliziotti avrebbero dovuto tenere ferma una persona robusta sotto effetto di droghe, ma soprattutto sarebbero riusciti a immobilizzarla senza rompergli le costole, elemento che normalmente si rileva quando si effettuano determinate operazioni. Ciò, dunque, attesterebbe il buon operato sia dei soccorritori che delle stesse divise intervenute. 

Una tesi, d’altronde, su cui si ritrova anche il titolare del Viminale, Matteo Piantedosi. Il ministro dell’Interno, a L'Aria che Tira, su La7, infatti, evidenzia come gli agenti, in quel particolare frangente, si siano «approcciati con sensibilità e delicatezza, dopodiché hanno attivato le misure di contenimento quando la situazione è degenerata». Insomma, quanto prevede il protocollo. Anzi, elogia chi svolge un lavoro complesso, nel quale «occorre prendere decisioni nel lasso di pochi secondi». Nonostante le critiche sollevate da una parte dell'opinione pubblica, è sicuro che nella vicenda, che tanto sta facendo discutere il Paese, ci siano stati «tutta l’attenzione e l’equilibrio» da parte di chi di dovere: «Credo - evidenzia nella correttezza degli operatori». Detto ciò, a differenza di qualche ex esponente del governo, vedi l’attivissimo Gabrielli, non effettua processi sommari. «Aspettiamo – chiarisce – le indagini». Massima fiducia, dunque, nei confronti dell’autorità giudiziaria, che dovrà fare le proprie valutazioni e della quale il titolare del Viminale si fida. A chi emette giudizi affrettati replica spiegando che «siamo solo agli inizi», trattandosi di un procedimento «che probabilmente avrà tre gradi di giudizio». 

  

Sebbene le sue parole siano chiarissime, non la pensa allo stesso modo Fabio Anselmo, legale della famiglia del nordafricano deceduto (tra l’altro compagno di Ilaria Cucchi): «Il ministro, mentre è in corso l’autopsia – dice all’Agi – ha dichiarato che gli agenti hanno avuto piena cura e attenzione nell’esecuzione dell’intervento su Fakir. Allora le indagini cosa si fanno a fare? Sono basito». Dopodiché, però, è lo stesso avvocato a sostituirsi ai periti. «Ritengo che sia - spiega, senza esitazioni - un indubitabile quadro asfittico da compressione». Insomma, predica bene ma razzola male, considerando che fa esattamente quanto criticato all’esponente del governo, emettendo addirittura "diagnosi" che dovrebbero spettare a esperti e non alla difesa. Peggio ancora, l’avvocato si sbilancia in direzione giustizialista e colpevolista.

Nonostante ciò, a suo dire, è Piantedosi che starebbe influenzando il lavoro delle toghe. Parla addirittura di «intimidazione» nei confronti dei giudici. Un attacco che non passa inosservato e viene subito bocciato dalle forze che compongono la maggioranza. «Frasi gravi e inaccettabili. Giù le mani da Polizia e Croce Rossa», scrive la Lega sui propri profili social. Se Piantedosi difende semplicemente chi ha effettuato il proprio dovere, la pensa in modo totalmente opposto sul sindaco di Bologna, Matteo Lepore. Quest’ultimo, secondo il ministro, avrebbe agito «in maniera quantomeno inconsapevole». Per chi non ha seguito il caso, il primo cittadino non ha dato alcun preavviso per la manifestazione di lunedì scorso, poi sfociata in guerriglia urbana. Sebbene i disordini non siano riconducibili all’ "adunata pacifica" da lui organizzata, gli antagonisti si sarebbero radunati in seguito a un suo appello. Ecco perché l’amministratore avrebbe dovuto, come minimo, avvertire la Questura, rispettando la normativa vigente. In tal senso, Piantedosi non usa giri di parole: «Un sindaco che convoca una piazza e sottovaluta quello che può accadere ha un qualche elemento di gravità». Motivo per cui la fascia tricolore dovrebbe «prendere atto» di quanto accaduto e «fare una valutazione, visto che sono stati feriti diversi agenti ed è stata devastata un’intera città».