«Stavolta è davvero troppo»: imbarazzo tra i Verdi per Salis

Edoardo Sirignano

«Stavolta è davvero troppo». Sarebbe questa la frase più diffusa nelle chat riconducibili ai Verdi, la formazione guidata da Angelo Bonelli, dopo lo scoop dell'Adnkronos secondo cui la paladina degli ultimi dovrebbe risarcire due ex collaboratori con oltre 300 mila euro per averli licenziati «senza giusta causa».

Non sarebbe, d'altronde, una novità, considerando che l'europarlamentare, voluta dall'alleato Nicola Fratoianni, non avrebbe mai riscosso particolari simpatie nell'universo ecologista. Basta spulciare le rassegne stampa per trovare diversi articoli de Il Tempo in cui gli ambientalisti prendono le distanze dalle battaglie dell'ex militante dei movimenti di lotta per la casa. Come si potrebbe condividere una linea secondo cui l'occupazione degli alloggi pubblici sfitti non sarebbe un crimine, bensì un'azione di resistenza? Non sarebbero mancate le polemiche, infatti, quando venne fuori lo scandalo secondo cui la stessa onorevole avrebbe occupato degli stabili di proprietà dell'Ater.

  

Distanze, peraltro, rimarcate anche tra i banchi del Parlamento europeo. I rappresentanti di Europa Verde aderiscono, senza esitazione, al gruppo Verdi/ALE, mentre quelli di Sinistra Italiana, di cui Ilaria Salis è portavoce, fanno parte di The Left, la formazione di Carola Rackete. Come dimenticare lo scatto tra la deputata accusata di aver aggredito tre militanti neonazisti e la collega tedesca passata alle cronache per aver speronato una motovedetta della Guardia di Finanza che stava tentando di bloccarla? Parliamo di qualcosa di incompatibile con le posizioni dei nostri "green", tenendo conto che facciamo riferimento a chi ha sempre messo al primo posto il rispetto delle istituzioni, comprese quelle che difendono i nostri mari, e a chi non ha mai messo in discussione il diritto di proprietà. I voti nell'emiciclo continentale, poi, varrebbero più di mille parole. Difficilmente i due soggetti, alleati nel Parlamento italiano, si sarebbero trovati d'accordo.

Ecco perché l'ultimo scivolone della Salis non sarebbe altro che la goccia che fa traboccare un vaso già colmo. Gli stessi dirigenti avrebbero detto, stavolta, al loro leader, Angelo Bonelli: «Basta con questi personaggi». Soumahoro, così come Salis, verrebbero dallo stesso vivaio, ovvero da quel listino di profili acchiappavoti costruito nella segreteria del compagno Fratoianni. Motivo per cui ci sarebbe più di qualcuno, da quelle parti, che, in vista delle prossime politiche, avrebbe chiesto di rivedere i parametri di un'intesa per cui non si potrebbe candidare chiunque solo perché godrebbe, in un particolare frangente, di un momento di visibilità. Una cosa sarebbero le elezioni, altra sarebbe condividere un progetto a lungo termine. Prima delle prossime politiche, molti difensori della natura vorrebbero garanzie sulle scelte effettuate dagli alleati per riempire le liste. L'obiettivo sarebbe evitare un altro deputato in galosce, la cui suocera poi sfrutta i migranti, o, peggio ancora, una paladina degli ultimi che sfrutta i propri assistenti, riducendo al tempo stesso gli spazi per amministratori, parlamentari uscenti e stimati professionisti che, per un semplice equilibrio tra le forze, sarebbero costretti a restare in panchina.