gioielliere
Nordio per la grazia a Roggero va al Colle, la sinistra impazzisce. Non si può chiedere clemenza?
Il centrodestra si compatta intorno alla vicenda di Mario Roggero. Ma la sinistra coglie l’occasione per una ennesima gazzarra. Ricapitoliamo: per il gioielliere di Grinzane, imputato per l’uccisione di due rapinatori e per il ferimento di un terzo uomo dopo l’assalto al suo negozio, nella mattinata di martedì dalla Cassazione è arrivata la condanna definitiva a 14 anni e 9 mesi. La decisione, però, non ha convinto moltissimi, a partire dal vicepremier Matteo Salvini. Quest’ultimo ha infatti chiesto la grazia: «Non è possibile che un padre, un marito e un nonno, invece di stare con i suoi nipotini, debba trascorrere anni in carcere. In galera ci devono stare i delinquenti veri, non quelli che si difendono da un'aggressione». Su tale posizione si è trovato subito d’accordo il governatore del Piemonte, Alberto Cirio, che ha presentato un ordine del giorno in Consiglio regionale per chiedere il medesimo riconoscimento. Ecco perché, nel giro di poche ore, è partita, a tutti i livelli, una vera e propria campagna per tutelare chi aveva come unico scopo, nella sua azione, quello di proteggere i propri cari.
Basta, d’altronde, osservare l'iniziativa promossa dai capigruppo alla Camera e al Senato di Fratelli d'Italia, Forza Italia, Lega, Noi Moderati, Civici d'Italia, Udc e Maie-Centro Popolare, che hanno avviato una raccolta firme per chiedere al ministro della Giustizia di attivarsi, per notare come su questa triste vicenda vi sia una posizione unitaria da parte di chi governa il Paese. Si tratta, d’altronde, di qualcosa che dovrebbe andare oltre il cosiddetto politichese.
Ne è consapevole il ministro Carlo Nordio, che ha prontamente avviato l’istruttoria finalizzata alla concessione della grazia. Ieri, il Guardasigilli è salito al Colle per illustrare al Capo dello Stato il tema. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, tuttavia, avrebbe puntualizzato i limiti delle attribuzioni, facoltà che la Costituzione riserva esclusivamente a lui.
E proprio qui è iniziata l’operazione propagandistica della sinistra, che, a più voci, ha tentato di accusare il governo di aver provato a forzare la mano all’inquilino del Quirinale. In realtà il ministro si è limitato ad avviare un’istruttoria, e non si vede come questo atto possa essere presentato come una lesione delle prerogative presidenziali, a meno di accettare un curioso doppiopesismo in forza del quale vada bene la concessione della grazia per Nicole Minetti (tema che qui non poniamo in discussione) ma non si possa nemmeno chiedere al Quirinale di valutare una misura di clemenza per un gioielliere rapinato.
Le forze del campo largo, dunque, partono con il fuoco incrociato verso le destre. «Le sentenze – tuona Angelo Bonelli, segretario di Alleanza Verdi e Sinistra – si rispettano e certamente non sono io che devo dire al Capo di Stato quello che deve fare». Ancora più dura Chiara Appendino del Movimento 5 Stelle: «Salvini, Crosetto e Cirio si avventano come sciacalli, mobilitandosi in massa per la grazia. Un coro unanime e immediato, utile solo per parlare alla pancia delle persone e tirare fuori qualche titolo di giornale per distrarre dai tanti fallimenti del governo». Una linea, d’altronde, su cui si ritrova tutto il partito guidato da Giuseppe Conte: «Il ministro della Giustizia - ribadiscono in una nota i componenti M5S nelle commissioni Giustizia Stefania Ascari, Anna Bilotti, Federico Cafiero De Raho, Valentina D'Orso, Carla Giuliano, Ada Lopreiato e Roberto Scarpinato - esce dal Quirinale dopo aver ricevuto una sonora lezione di Costituzione dal Presidente della Repubblica. Una grande figuraccia».