le tasche degli italiani

Solo la patrimoniale riunisce il campo largo: "Tassiamo i ricchi"

Aldo Rosati

L’idea è quella di sempre. E, come accade con i grandi classici, basta che il clima politico cambi un po’ perché torni puntualmente in cartellone. Stavolta, poi, ha anche un valore aggiunto: ricompattare il campo largo, dopo le baruffe registrate in piazza a Napoli. Così, ieri, negli uffici del gruppo Pd a Montecitorio, Maria Cecilia Guerra (Pd), Chiara Appendino (M5S) ed Elisabetta Piccolotti (Avs) si sono ritrovate a parlare di patrimoniale. L’occasione propizia è scaturita dal “vademecum” del giornalista Riccardo Staglianò: «Tassare i milionari. Prendere ai ricchi per dare ai poveri». Più che una novità, una rimpatriata. Anzi, una ventata d’aria fresca, dopo che il sindaco di New York, Zohran Mamdani, l’ha rispolverata.
Da allora la sinistra continentale non parla d’altro: facciamolo anche noi. La passione per le tasse, infatti, resta uno di quei vessilli che, da quelle parti, non conoscono davvero il pensionamento.

Ogni tanto scompare dal dibattito, ma basta una congiuntura favorevole perché torni a sventolare, con l’aria rassicurante delle vecchie abitudini. Molto convinta è apparsa l’ex sindaca di Torino, Chiara Appendino, che sul tema si gioca una partita in casa, vista la freddezza di Giuseppe Conte sull’argomento. «La bufala secondo cui con la millionaire tax i ricchi scappino è smentita dai dati», ha esordito la pentastellata. «In Norvegia, dove la patrimoniale esiste, l’ultimo ritocco delle aliquote ha fatto andare via qualche decina di super-ricchi, ma ha comunque aumentato il gettito», ha proseguito. Lei, comunque, ha già pronta una tagliola per ogni evenienza: «Per chi prova a scappare c’è l’exit tax: continua a pagare per un certo numero di anni». Insomma, fine pena mai. Non ha avuto bisogno di essere convinta la dem Cecilia Guerra: «Il Pd ha un motivo molto serio per occuparsi di questo tema e cioè che un’imposta o un contributo sui milionari va nel senso delle politiche democratiche, da sempre orientate a combattere le disuguaglianze». 
La sua segretaria, Elly Schlein, d’altra parte, era stata ancora più assertiva. In un libro scritto nel 2021, La nostra parte, lanciò una riflessione: «Bisogna ipotizzare un prelievo solo sui grandi patrimoni superiori a 500.000 o 1 milione di euro (al netto delle passività)».

  

La madrina indiscussa del pomeriggio a Montecitorio, però, è risultata indubbiamente la deputata di Avs Elisabetta Piccolotti. Sicura e determinata al punto giusto: «Sono tra coloro che sono convinti seriamente che la patrimoniale ci può far vincere le elezioni». Quella che è quasi una «bestemmia» per Matteo Renzi e, in parte, anche per il suo quasi amico Conte, per i partner del campo largo è praticamente un amuleto. D’altra parte, la Bibbia del “pas d’ennemis à gauche”, nessun nemico a sinistra, va onorata.Se Rifondazione Comunista è già parte attiva della coalizione, va fatto di tutto anche per far salire a bordo Potere al Popolo. Altro che amuleto, la patrimoniale assomiglia di più a un salvagente. Evitiamo il naufragio, nessuno resti in acqua.