La riforma
La legge elettorale divide la sinistra
Sono oltre 200 gli emendamenti depositati sulla riforma della legge elettorale, che approderà, nel pomeriggio, precisamente alle 14, alla Camera. Prima del via ai lavori, sin dalle prime ore del mattino, maggioranza e minoranza si confronteranno in una serie di riunioni per tentare di superare le divergenze emerse negli ultimi giorni, a partire dalla questione “preferenze”.
Fratelli d’Italia, insieme a Noi Moderati e Unione di Centro, propone di mantenere il capolista bloccato, introducendo però la possibilità per gli elettori di indicare fino a tre preferenze tra i candidati della stessa compagine. L’indicazione verrebbe espressa segnando il nominativo scelto sulla scheda. Per Giovanni Donzelli, responsabile organizzazione del partito della Meloni, la coalizione di maggioranza resta compatta. «Il centrodestra – assicura – non è diviso. Forza Italia e Lega riuniranno i loro gruppi e valuteranno. Hanno avuto bisogno di un approfondimento ulteriore al proprio interno». L’auspicio è che la proposta sia sostenuta da tutti. Il politico toscano, infatti, osserva come una proposta fondata esclusivamente sulle preferenze difficilmente avrebbe ottenuto i numeri necessari in Aula, soprattutto in presenza del voto segreto.
Prosegue, dunque, il confronto con gli alleati. Il leader del Carroccio, Matteo Salvini, intanto, ricorda di essere sempre stato eletto con il sistema per cui i cittadini dovessero scrivere il nome sulla scheda, sia alle europee che alle Comunali di Milano, sottolineando, quindi, di non avere obiezioni in merito. «Per quello che mi riguarda – chiarisce - non sarebbe un problema».
Le opposizioni, però, sono ancora più divise di chi governa il Paese. Il Movimento 5 Stelle deposita un testo alternativo, a prima firma Ricciardi, che elimina i listini bloccati, riduce il premio di governabilità da 70 a 50 seggi alla Camera e da 35 a 25 al Senato e soprattutto elimina l’indicazione del candidato premier.
Per il vicepresidente M5S Michele Gubitosa, quanto avanzato dal centrodestra introduce un sistema di «preferenze truffa», destinato a favorire soprattutto le forze politiche maggiori e a lasciare la maggior parte degli onorevoli di fatto nominati. Sulla stessa linea Azione: Osvaldo Napoli ritiene il meccanismo prospettato una «presa in giro».
Il Partito Democratico, invece, rinvia ogni decisione alla riunione prevista in mattinata, nella quale sarà definita la strategia da seguire in Aula. Più Europa, intanto, annuncia una «veglia per la democrazia» davanti al Parlamento dalle 18, mentre Alleanza Verdi e Sinistra è pronta a un’opposizione serrata, giudicando il testo «inemendabile» e in contrasto con la Costituzione. Tra le tante modifiche, comunque, ne compare anche una condivisa tra chi si oppone e chi è a Palazzo Chigi, cioè quella tesa a ridurre le circoscrizioni Estero a due per la Camera e una per il Senato. Non è da escludere, comunque, che si possano trovare altri punti di convergenza. Il termine per la presentazione degli ordini del giorno scadrà a mezzogiorno, mentre l’esame del testo inizierà due ore dopo e, secondo le previsioni, il confronto potrebbe proseguire per almeno 22 ore, comprese le sedute notturne.