Servizi giornalistici usati come clava
«Agenda Lavitola» per Report?
Servizi giornalistici mirati? Sarebbe questo l’interrogativo che verrà posto dalla denuncia preannunciata da FdI sull’«agenda Lavitola». E cioè l’ipotesi di una vera e propria «clava mediatica», potenzialmente collegata agli interessi dell’ex giornalista e tra i più noti faccendieri della politica nazionale. Quest’ultimo non solo avrebbe suggerito le inchieste che gli convenivano, ma avrebbe utilizzato Report per indebolire chi lo avrebbe potuto penalizzare negli affari.
Carbon credit
Il caso più eclatante è quello relativo ai cinque milioni di ettari camerunensi su cui accumulare crediti in carbonio. Per intenderci quello che il 60 enne originario di Nemoli avrebbe definito «l’affare di una vita». Il tema, guarda caso, è oggetto di diversi servizi di Rai 3. Lo stesso Ranucci, messo alle strette, ammette come lui e l’imprenditore, oggi finito nel mirino, abbiano conversato a riguardo.
Gli interessi energetici
I meloniani, poi, sostengono che il conduttore televisivo avrebbe attaccato esponenti laziali di Fratelli d’Italia per «vendicare» il diniego delle autorizzazioni a Lavitola per un progetto di sfruttamento dell’energia eolica. Si parla, infatti, di mancate autorizzazioni politico-amministrative da parte della Regione che avrebbero irritato, e non poco, lo storico amico di Berlusconi, tanto da spingerlo a chiedere approfondimenti tv contro i rappresentanti territoriali della forza guidata dalla premier. Argomento, tra l’altro, su cui la maggioranza si rivolge direttamente alla Procura.
E naturalmente solo le indagini chiariranno la fondatezza dell’accusa.
Il cantiere navale di Rovigo
Secondo il parlamentare Ruspandini, quel lavoro, indicato da Ranucci come la causa del suo attentato, sarebbe stato suggerito dallo stesso Lavitola.
Gimmi Cangiano
Negli ultimi mesi il deputato di FdI, attraverso suggestioni e coincidenze, è stato accostato alla bomba scoppiata dinanzi all’abitazione di Ranucci lo scorso 16 ottobre. Il suo volto, in un approfondimento, è stato riproposto mentre si parlava di esponenti della criminalità organizzata e di una presunta lettera anonima.
Pur senza mai essere formalmente chiamato in causa, quella narrazione ha creato dubbi e sospetti. Il tutto probabilmente per sviare le indagini da chi, come dimostrano le ultime rivelazioni della magistratura, sarebbe stato il vero mandante dell’intimidazione.