Il leader di Sud Chiama Nord
Cateno De Luca: «Questo è un Campo Santo. Onorato? Siamo i soli civici. Altri cavie da laboratorio»
«Dovremmo innanzitutto capire quale è l’idea politica di quest’alternativa a Meloni. Per quanto ci riguarda, assomiglia a un Campo Santo». È quanto sostiene Cateno De Luca, leader di Sud Chiama Nord.
A Roma è passata la narrazione che in Sicilia ha vinto perché alleato della sinistra?
«Lasciando stare le opinioni, su 17 comuni in cui si è votato, Sud Chiama Nord ha ottenuto quasi il 21% del consenso. Qualcuno, nei fatti, si è venduto la nostra vittoria».
Qualcuno, intanto, vi chiama stampella?
«Chi lo pensa non ci conosce e non ha capito nulla di questo progetto. Con il nostro 1,5% ci sentiamo come il barbiere di Siviglia e non come una stampella. Siamo, d’altronde, gli unici veri civici».
Ad appropriarsi di questa parola, però, negli ultimi giorni, è la formazione guidata da Alessandro Onorato…
«Questi signori non sono altro che la degenerazione di quei partiti che non hanno più la faccia per potersi riproporre e, dunque, s’inventano qualche cavia da laboratorio. La forza che rappresento, al contrario, ha effettuato una vera e propria traversata nel deserto. Quando fai un’iniziativa e la tua platea è formata da rappresentanti del centrosinistra significa che non puoi aggiungere nulla al campo in cui appartieni, né tantomeno che sei un civico. A mio parere siamo di fronte all’ennesima “correntina” del Pd che consentirà ai soliti capetti di riposizionarsi».
Se Schlein e Conte non allargheranno la platea degli interlocutori, nel frattempo, non andranno da nessuna parte?
«Guardando l’ultima foto di Napoli, mi viene da pensare che il centrosinistra vuole massimizzare, non vincere».
Che idea ha di Giorgia Meloni?
«Se mettiamo a confronto le promesse elettorali con quanto si è fatto, nessun governo, negli ultimi trenta anni, meriterebbe di essere promosso. Se, invece, inseriamo l’azione dell’esecutivo nella contingenza in cui ci si è operato il tema è diverso. Bisogna essere onesti sull’eredità che questa premier ha avuto. Basti pensare al bonus 110, al reddito di cittadinanza e ad altre iniziative molto discutibili. Da amministratore, non posso ignorare che qualcosa di diverso è stato fatto. Penso alle semplificazioni sulle procedure che hanno consentito una maggiore occupazione. Altro elemento positivo, poi, il ruolo ritagliato da questa Italia nel mondo. Meloni rispetto a Trump e a tante altre dinamiche particolarmente difficili ha dimostrato di non essere Cenerentola. Detto ciò, c’è ancora molto da fare».
Si riferisce a tasse e sicurezza?
«Questi sono ambiti su cui occorre una spinta maggiore. La correlazione tra immigrazione e sicurezza, troppo spesso, viene strumentalizzata. Ecco perché tale elemento va rivisto».
Su questo tema chi sta costruendo una fortuna è il neonato partito di Vannacci…
«Per il centrodestra è un problema, ma può mitigarlo ampliando i propri orizzonti a realtà meridionaliste come quella di cui sono leader. Nel caso di una visione strategica e di programmi chiari, certamente non si sottrarremmo a dare un contributo».
È disposto a creare un ulteriore polo di centro con Renzi e Calenda?
«Rappresentiamo sindaci e amministratori, ovvero quella trincea che non ha nulla a che vedere con la politica dei salotti romani. Quando l’elettore vede operazioni realizzate solo per bypassare gli sbarramenti non ti premia».
Un qualcosa su cui si è sempre battuto è il nodo giustizia. Quale il prossimo step dopo il referendum?
«I magistrati non dovrebbero pontificare sulla politica e organizzare conferenze, ma chiudere fascicoli. Il vero problema oggi sono i tempi della giustizia. Per avere una sentenza di primo grado rispetto al primo arresto ho dovuto aspettare quasi sei anni. Allo stesso modo, la politica commette un errore quando invade il campo».