Ma quale TeleMeloni

Rai, come agisce la Trimurti di partiti, sindacati e giornali di sinistra

Edmond Dantès

Caro Direttore, per capire l’ultima crociata sinistra sulla «politica fuori dalla Rai» (vien da sorridere a ripensare ai decenni di lottizzazione del Pci-Pds-Ds) serve soffermarsi sui dettagli. E il primo ci riporta al male politico-mediatico-sindacale che lavora senza sosta per azzoppare o controllare chi sta in sella al cavallo di viale Mazzini. Se per dirla con Palamara per colpire un ministro o un assessore comunale bastano un pubblico ministero, un ufficiale di polizia giudiziaria e un giornalista, per combattere tele Meloni occorre la solita trimurti: uno o più partiti di sinistra, uno o più sindacati di sinistra(Usigrai e la Fnsi) uno o più giornali e giornalisti di sinistra (vedi Repubblica e Domani).

Succede così, che ogni volta che c’è da portare un affondo alla Rai di centrodestra, i tentacoli della Trimurti inizino ad agitarsi in perfetta sincronia, seguendo regole non scritte ma collaudate in anni di reciproca collaborazione (quanto è lunga la lista di giornalisti Rai che hanno avuto uno sbocco in politica). E dunque l’attacco alla «Rai fascista» lo porta una volta il sindacato con comunicati e take d’agenzia, e gli altri poi gli vanno dietro con altre veline e soffiate ai siti dei giornali. Un’altra, per dire, parte il Pd e l’allegra compagnia di giro corre ad alimentare la grancassa seguendo le stesse direttrici.

  

Con le dimissioni di massa dalla Commissione di Vigilanza, e andiamo al secondo dettaglio, si è recitato e replicato questo copione allargato ai vertici politici e ai consiglieri d’area nel cda, come Roberto Natale (ex segretario Usigrai, ex segretario Fnsi, ex portavoce della ex presidente della Camera Boldrini). Che secondo le indiscrezioni pubblicate da Marco Zonetti su Il Tempo, dopo aver ispirato le ultime mosse politiche, avrebbe detto sorprendentemente no alle richieste (arrivate dal Pd) di dimissioni dal cda. E questo nonostante la sua area di riferimento avesse obbligato i parlamentari della maggioranza a lasciare la Vigilanza e sollecitato i membri di opposizione nel cda a fare altrettanto.

Il terzo dettaglio è nella cronaca degli ultimi giorni quando il direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, parlando con i suoi giornalisti riuniti in assemblea, ha raccontato della battaglia che in solitudine sta combattendo sull’ingerenza della politica nel suo tg. Un anno e mezzo fa - ha ricordato Chiocci - parlando al congresso dell’Usigrai «lanciai la proposta di un convegno fra giornalisti per capire, tutti insieme, come arginare lo strapotere della politica in Rai. Non ho mai avuto risposte dal sindacato». Anzi, ha precisato il direttore, «a sorpresa, pochi giorni fa il consigliere Natale mi ha detto che il convegno previsto per il 23 giugno era purtroppo rimandato a data da destinarsi», e questo accadeva a ridosso di una riunione riservata dell’Usigrai (con una componente del cdr del Tg1) con seguito di indiscrezioni pubblicate da Repubblica, per cercare di mettere in difficoltà il direttore del Tg1. Riunione semiclandestina a cui partecipava - non si capisce a quale titolo - anche il presidente della Fnsi Vittorio Di Trapani, ex Usigrai, protagonista di un burrascoso faccia a faccia con la giornalista del Tg1 Gabriella Capparelli (che si è sentita male e poi ha rassegnato le dimissioni da vicesegretario Usigrai). Chiocci davanti ai suoi giornalisti ha sorriso per le contestazioni delle opposizioni su «TeleMeloni» ricordando i dati dell’Osservatorio di Pavia che certificano come il «suo» Tg1 sia il più equilibrato e pluralista degli ultimi 20 anni di Rai, quello che dà più spazio all’opposizione, a volte anche più del governo.

Il documento votato dai giornalisti alla fine dell’assemblea, nel dare ragione al direttore ha stroncato sul nascere l’offensiva della Trimurti per mettere sul banco degli imputati Chiocci e processare di conseguenza la premier.

Dettagli apparentemente laterali che fanno capire però come agisce ogni volta la sinistra avida di potere nel comparto radiotelevisivo. Come si muove coi sindacati e coi giornali di riferimento. Come sia disposta a tutto, anche a rovinare la festa Rai nel giorno della presentazione dei palinsesti, lanciando con 24 ore di anticipo la bomba delle dimissioni dalla commissione di Vigilanza. In Rai accadono queste cose tutti i giorni, perché alla faccia di «Tele Meloni» dettano ancora legge i sindacati e provano a comandare quei politici di sinistra che(a parole) vogliono la politica (di destra) fuori dalla Rai. Il servizio pubblico al loro servizio. Di tutto, di più.