Esaltava attentati dell'Isis

Fermato per terrorismo, pronto a fare come Modena

Edoardo Sirignano

In Brianza un 21 enne di origine marocchina viene fermato per terrorismo. È il quarto caso dopo Modena. Ecco perché il pericolo emulazione è sempre più attuale. Il folle gesto di Salim El Koudri, il 31 enne che lo scorso 16 maggio falciò una decina di passanti con l’auto, ha finito col rappresentare un modello per tanti. I fatti, d’altronde, valgono più di mille parole. A Firenze, il 20 maggio, cinque giorni dopo quella tragedia, un 15 enne, sempre tunisino, viene arrestato perché vicino allo Stato Islamico. Il giorno prima, a Cosenza, un 28 enne suo connazionale è condannato a sei anni di reclusione per aver aderito all’Isis e aver svolto attività di propaganda, indottrinamento e addestramento legato alla jihad. A Reggio Emilia, poi, il 25 maggio, un 22 enne marocchino, si preparava a colpire la folla con un coltello.

Motivo per cui quanto succede a nord di Milano e a sud del lago di Como, non sorprende nessuno, ma piuttosto conferma quella risposta da parte dello Stato per bloccare un rischio diventato, purtroppo, quotidianità. Il ragazzo, residente a Vimercate, ad esempio, secondo gli organi inquirenti, non solo avrebbe pubblicato diversi post «inneggianti al martirio», ma avrebbe lasciato intendere una «sua immediata ed estemporanea attivazione». Secondo l’accusa, avrebbe utilizzato i propri canali informatici per diffondere «contenuti apologetici di attentati compiuti dallo Stato islamico a danno dei cristiani e più in generale contro l’Occidente». Su Instagram e Tik Tok, in particolare, sarebbero apparsi video in cui faceva riferimento all’Isis e, in modo specifico, al primo califfo Abu Bakr Al-Baghdadi. Ci sarebbe, poi, il collegamento a Modena e quel delitto che qualcuno ancora non riesce a chiamare "terrorismo". Per il pm, Alessandro Gobbis, quindi, ci sarebbero «gravi indizi di colpevolezza a carico dell’indagato». Solo a tre giorni fa, d’altronde, aveva annunciato: «Non mi incolpate per quello che farò domani perché sto facendo la cosa giusta». Il tutto seguito da un reel in cui evidenziava come avrebbe reso «l’Italia migliore».

  

Per la Digos ci sarebbe più di qualche elemento che dimostrerebbe la chiara volontà a passare dalle parole ai fatti. A far discutere, ad esempio, è un biglietto per il Marocco, con data 9 giugno. Nonostante ciò, il nordafricano, interrogato dal gip Rosanna Mangiardo, sostiene come quanto comparso sui propri profili  non avrebbe nulla a che vedere con quanto gli viene contestato, sottolineando come quanto da lui postato avesse solo «finalità divulgative», mentre il titolo di viaggio ritrovato sarebbe legato a un semplice "esame". 

La notizia, intanto, non passa inosservata all’opinione pubblica. Tra i primi a commentare il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, che spiega come l’ultimo arresto, testimoni «l’efficacia delle misure messe in campo dal nostro Paese per contrastare il pericoloso fenomeno della radicalizzazione islamista». Il titolare del Viminale spiega come grazie a una «capillare azione di presidio del territorio, a un costante monitoraggio degli ambienti dell’estremismo, a un attento controllo dei canali informatici e dei social network, insieme a una elevata capacità di analisi, le nostre forze dell’ordine e l’intelligence sono stati in grado, ancora una volta, di intervenire tempestivamente per individuare una minaccia terroristica».

Durissimo, invece, il commento del vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. «Un giovane italiano doc - posta su X - fermato per terrorismo islamico». Per Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, l’ultimo fermo, poi, dimostrebbe come l’«ideologia "immigrazionista" tipica della sinistra» avrebbe «fallito». Per questo, negli ultimi anni, «persino persone di seconda generazione», a suo dire, avrebbero «assunto atteggiamenti di rivalsa e odio verso la nostra società». A tal proposito il suo collega e vicepresidente della Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio, Riccardo De Corato, presenterà un’interrogazione parlamentare all’attenzione dei Ministri della Giustizia e dell’Interno affinché il governo intervenga nelle varie Procure «su questa rete di delinquenti pronta a colpire il Paese».