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Anche Rubio tifa Giorgia: "Trump deluso ma con l'Italia rapporti immutati"

Susanna Novelli

Non solo l’ambasciatore americano in Italia, Tilman J. Fertitta, tra gli uomini più vicini al presidente Donald Trump ma anche il segretario di Stato, Marco Rubio ha rassicurato, ieri, sulla solidità dei rapporti tra Italia e Stati Uniti che «continuano senza impedimenti a ogni livello». Anche se, precisa il responsabile della politica estera americana «il presidente è molto arrabbiato. Sente che non solo l'Italia, ma anche altri Paesi, in un momento in cui stavamo affrontando una minaccia, non solo noi ma più in particolare l'Europa, molti Paesi europei non si sono fatti avanti per fare abbastanza, l'Italia purtroppo è fra questi.
Dobbiamo lavorare su questo - aggiunge Rubio - ma il punto di vista di Trump è chiaro e non dovrebbe sorprendere nessuno, lo ha detto di nuovo anche ieri e sono sicuro che questi temi emergeranno anche nel summit della Nato fra un paio di settimane».

La Nato appunto. Perché alla fine ruota tutto intorno all’Alleanza atlantica. Il recente passato (il presunto abbandono degli Usa nella guerra in Iran), il presente (con le dichiarazioni spesso confuse e distorte che fanno il giro del mondo) e soprattutto il futuro (la riforma della struttura difensiva dell’Occidente).

  

Per questo le parole di mercoledì del segretario generale della Nato, Mark Rutte prima e durante l’incontro alla Casa Bianca con il presidente Trump hanno provocato un gran papocchio, alimentato soprattutto da una speculazione politica che, almeno per quanto riguarda le relazioni internazionali dovrebbe essere mitigata dall’interesse nazionale. Il numero uno dell’Alleanza atlantica, certamente al corrente dei piani di Washington, si è presentato allo Studio Ovale con tanto di grafici e dati per far comprendere - anche visivamente - al tycoon il reale impegno della Nato nel sostenere le operazioni logistiche delle forze statunitensi impegnate nel Golfo Perisco. Oltre cinquemila aerei decollati dalle basi europee, i dato di Rutte che poi ha fatto l’esempio dell’Italia e della Romania, con gli ormai famosi 500 aerei decollati dalle basi italiane. Non è servita la precisazione non solo del ministero della Difesa ma della Nato stessa. Ieri è stata la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a chiarire ulteriormente: «Il governo ha fatto esclusivamente quello che ha dichiarato in Parlamento, come del resto lo stesso Mark Rutte ha confermato anche ieri (mercoledì ndr) dallo Studio Ovale», ha ribadito Meloni che ha poi aggiunto che il segretario generale, «nella sua entusiastica ricostruzione ha messo insieme cose che in realtà sono diverse tra loro, confondendo la tipologia dei voli autorizzati, e lui stesso poi ha corretto e puntualizzato.

Non so dire come sia emersa questa semplicistica ricostruzione, probabilmente un tentativo di preparare al meglio il prossimo vertice della Nato, ma in ogni caso credo che si debba essere prudenti quando si parla di queste materie», ha concluso la premier sottolineando infine la deduzione più logica dell’intera bagarre: «Noi non abbiamo partecipato al conflitto in Iran, del resto se avessimo partecipato al conflitto in Iran non si spiegherebbe questa delusione che viene reiterata molto spesso dal parte del Presidente americano».

E in effetti, anche durante la conferenza stampa nello Studio Ovale della scorsa notte con Rutte, il presidente Trump non ha ammorbidito affatto i toni. Non solo ha ammesso di aver concesso il colloquio al segretario generale «solo perché è lui, altrimenti non lo avrei neanche incontrato», ha detto il capo della Casa Bianca, aggiungendo dopo le solite critiche a Italia, Spagna, Germania, Regno Unito e Francia - che andrà ad Ankara «solo per rispetto al presidente turco, Recep Tayyip Erdogan: «Mi ha chiamato personalmente chiedendomi di esserci. Per rispetto nei suoi confronti parteciperò».

Rutte intanto continua a parlare e dopo aver ribadito anche ieri sera che «l’Italia ha fatto quanto previsto dagli accordi bilaterali» ha sostenuto che «al vertice di Ankara dimostreremo quanto la Nato sia potente. L'obiettivo è un'Alleanza 3.0, con un'Europa più forte per una Nato più forte». Speriamo solo che porti con sé grafici e dati più chiari e dettagliati.