Il campo largo
Opposizione divisa, volano gli stracci tra Conte e Renzi
Il tempo è scaduto. Renzi deve continuare a fare l’ospite indesiderato oppure lasciare una casa, ormai sempre più stretta e scomoda. Quel "riformismo-rottamatore", che lo ha portato a scalare le istituzioni e a ergersi come assoluta novità nel panorama politico, sembra non funzionare più a certe latitudini. Ecco perché Matteo deve scegliere se accontentarsi di qualche seggio in Parlamento o esplorare nuovi lidi per candidarsi a “padre nobile” di un’area, andando oltre quegli steccati che non ti consentono di ambire a “ruoli elevati”. Vedi Europa che conta.
A metterlo quasi alla porta, intanto, è il presidente del M5S. Giuseppi, al forum del quotidiano “La Verità”, rivela come il pranzo romano presso l’osteria Costanza, non sia stato l’unico confronto senza il leader di Italia Viva: «Non era la prima volta che facevamo riunioni senza di lui». I tavoli con Avs, M5S e Pd, a suo dire, sono «il formato naturale». Parla di addirittura di due date, l’8 e il 15 luglio, per terminare il lavoro sui contenuti. Il messaggio è chiaro: la linea è questa, chi non è d’accordo dovrà adeguarsi. Il docente di Volturara Appula, d’altronde, non utilizza giri di parole: «Ora è il tempo del programma. Dopo si capirà chi coinvolgere». Insomma, solo a inizio autunno, frange estreme permettendo, ci saranno nuovi test per accedere al campo largo.
Una linea, però, che non può trovare certamente d’accordo chi è sempre stato protagonista sin dal principio. Non tarda, infatti, ad arrivare la replica dei centristi che hanno come riferimento il politico fiorentino. «Prendiamo atto – riferiscono fonti di Iv – che il professore Conte vuole fare gli esami di ammissione alla coalizione. Ma la politica non è l’università. Casa Rifomista sarà sulla scheda elettorale come espressione del centrosinistra di Obama e Clinton, non della destra di Trump e Salvini. C’è il proporzionale e tutti i voti servono. Chi vuole mettere veti anziché prendere consensi si assumerà la responsabilità di regalare il Quirinale e Palazzo Chigi alla destra sovranista». Dichiarazioni, quindi, che rappresentano tutto il malessere che si respira a certe latitudini e soprattutto di come i giorni della” pazienza”, come anticipato ieri su queste colonne, tra i renziani si stiano davvero per concludere. Lo stesso Matteo, a “in Onda” su La 7, scaglia più di qualche semplice dardo verso quel grillino che non perde occasione per silurarlo: «Il nostro obiettivo – spiega - è portare alla coalizione chi detesta Conte, Bonelli e Fratoianni. Se qualcuno preferisce i veti, si sta sparando sui piedi».
Ecco perché è la stessa segretaria del Pd, Elly Schlein, a dover subito spegnere i fuochi e ribadire come occorra «allargare ancora, non certo restringere». La prima inquilina del Nazareno sottolinea come il famoso convivio di Campo dei Fiori non sia uno scatto «ad excludendum di tutti i soggetti che stanno rafforzando l’area di centro», definita ancora «quarta gamba». Parole importanti, ma non soddisfacenti per gli uomini e le donne della Leopolda che, da protagonisti assoluti del cambiamento, diventano supporto minore. Peggio ancora, poi, se vengono paragonati al neonato centrino del romano Onorato o meglio alla creatura, voluta dagli stessi pentastellati, per ridurre il peso del “giglio”. Per stemperare gli animi, dunque, è costretto a dire la sua finanche il saggio stratega del Nazareno, Goffredo Bettini, che, pur esprimendo entusiasmo per sua ultima pensata, sottolinea come «Renzi debba stare nell’alleanza». Detto ciò, basteranno le rassicurazioni di chi se l’è inventate tutte per sottodimensionarlo a convincere l’arguto Matteo che potrà essere ancora "centrale" qualora la sinistra dovesse tornare a Piazza Colonna.