il leader di italia viva
Dalla patrimoniale agli inviti negati: tutti i bocconi amari per Renzi
«Con un poco di zucchero la pillola va giù». Il ritornello, cantato da Mary Poppins, è il “buongiorno” quotidiano per il saggio Matteo Renzi che, pur di tirare a campare, le manda giù tutte. Stavolta, però, i “bocconi amari” sono davvero sgradevoli e risultano difficilissimi da ingoiare. Se qualche giorno fa, su queste colonne, abbiamo parlato di “enigma”, adesso la situazione è precipitata. Vi spieghiamo il perché.
La linea filocinese di Conte
Qualora dovesse guidare il campo largo il solito Conte, sarà perseguita, ancora una volta, la “via della seta”. Era solo il 10 aprile, d’altronde, quando il “generale pechinese”, come l’ha ben definito il nostro direttore Daniele Capezzone, ribadiva che avremmo dovuto avere rapporti più stretti col Sol Levante. Considerando la collaborazione avuta ai tempi del Covid, non ci sarebbe nulla di strano. Diverso, però, è se tale intesa la deve accettare pure quel leader che, qualche giorno fa, era a Chicago, con tutti gli ultimi inquilini della Casa Bianca, per inaugurare la Library di Barack Obama. Cosa spiegherà all’amica Angela Merkel, al canadese Justin Trudeau o ai colleghi del G7 del 2016, quando, da riferimento indiscusso per l’Occidente, dovrà sottostare ai diktat del comunista Xi?
Patrimoniale e tasse
Non sarebbe meglio per Matteo se a guidare la banda ci fosse la sua amica Elly. Schlein ha già sottoscritto un patto di ferro con la Cgil. Obiettivo dell’intesa: un appoggio alle primarie in cambio di una moderna patrimoniale. Secondo Landini, quegli oltre 500 mila italiani che possiedono più di due milioni di euro devono lasciarne una parte allo Stato. A ciò s’aggiunge la proposta di innalzare le tasse a Pmi e ceto medio, ovvero quel Paese in grado di produrre lavoro e che lo stesso Renzi ha sempre rappresentato. Non è un caso che, solo l’altro ieri, gli operai della Fiom di Bologna, quando si è detto di accogliere Matteo nella coalizione, abbiano risposto con un boato di “no”.
Giustizialismo manettaro
Non basta, inoltre, la posizione “astensionista” dei leopoldiani, durante l’ultimo referendum, a convincere i giustizialisti giallo-rossi. Più di qualcuno, a quelle latitudini, si era chiesto come potesse parlare di «riformicchia» quel politico che più di tutti, dopo Berlusconi, è stato perseguitato da certe toghe. I libri di Palamara valgono più di mille parole. Neanche per un arguto come lui è stato semplice spiegare ai garantisti, che l’hanno dal principio sostenuto, perché non si sia mobilitato per separare le carriere e limitare il potere di certi pm.
La clandestinità
Ancora più difficile, poi, se all’appuntamento clou del campo largo non ti invitano neanche. A parte lo scherzo e il post ad arte, pubblicato dopo la reunion dell’Osteria, l’assenza di Matteo non passa inosservata. Perché si vuole, a tutti i costi, oscurarlo?
Le alternative a centro
Grave, infine, è se cerchi di limitargli quello spazio in cui ha regnato indiscusso. Il furbo Conte, non fidandosi di chi gli ha dato sempre il “benservito”, su intuizione di Bettini, s’inventa addirittura la Margherita dei sindaci per isolarlo. Fino a qui nulla di eclatante. È la crudele regola della politica. Discorso differente, invece, è se un ex premier viene trattato alla stregua dell’assessore capitolino Alessandro Onorato, a maggior ragione se non si parla di Colle o ministeri di peso, ma di qualche briciola o seggio lasciato dalla sinistra, tra l’altro da condividere con i socialisti di Maraio, gli europeisti di Magi e chi ne ha più ne metta. Davvero il lungimirante ideatore della Leopolda può accettare tutto ciò? In caso di divorzio col campo largo, al contrario, potrebbe diventare il "padre nobile" di un ampio universo moderato che va oltre le sigle e che ha bisogno, nell’immediato, di un riferimento sia in Europa che nel mondo. La domanda che sorge spontanea, pertanto, è: quanto durerà la pazienza di Matteo? Quel «ci vogliamo svegliare», detto ieri a Otto e Mezzo, è un messaggio velato a Schlein e Conte? Medesimo ragionamento vale per lo strano endorsement a Silvia Salis. «Se dovessero esserci le primarie - rivela - la voterei tutta la vita. O un sindaco».