Tensione atlantica

Trump-Meloni, l'82% degli italiani sta con Giorgia. Gli attriti del passato da Sacco e Vanzetti a Sigonella

Angela Bruni

Con l'attacco a Giorgia Meloni, Donald Trump raccoglie tra gli italiani sui social network un sentiment negativo record pari all'82%. È quanto emerge dall'instant report elaborato da Spin Factor tramite Human, piattaforma di social listening AI drive. Le emozioni prevalenti espresse dai nostri connazionali in rete sono: rabbia al 38%, tristezza 20%, preoccupazione 18%, disgusto 12%, ironia 12%. I macrotemi su cui si è sviluppata la discussione sono: difesa del prestigio e della credibilità internazionale dell'Italia (36%); capacità di leadership di Meloni nei rapporti con Trump (28%); equilibrio tra alleanza con gli Stati Uniti e autonomia nazionale (15%); critica dello stile comunicativo e relazionale di Trump (14%); conflitto tra narrazioni mediatiche e polarizzazione politica (7%). Ma gli attriti tra Italia e Stati Uniti hanno un lunga storia. La condanna alla sedia elettrica dei due anarchici italiani nel 1927 rimane uno degli episodi che più ha messo in crisi i rapporti tra l'Italia e gli Stati Uniti. La botta e risposta Trump- Meloni, infatti, non è l'unico momento di tensione tra Roma e Washington nel corso degli anni. Nel 1891, a New Orleans, 11 immigrati italiani vengono trucidati dalla folla infericita in seguito all'accusa, senza prove sostanziali, dell'uccisione del capo della polizia. L'Italia protesta in vigore con gli Stati Uniti, tanto da richiamare l'ambasciatore e interrompere i rapporti diplomatici. Ma il fatto lascia il segno e macchia le relazioni bilaterali a lungo. La vicenda di Sacco e Vanzetti è più recente e più famosa, raccontata in libri e film. Lo sdegno suscitato in patria e non solo dalla sorte toccata ai due emigranti a Boston fu enorme, ma solo molti anni dopo gli Usa hanno ammesso che su Sacco e Vanzetti ci fu un errore giudiziario. Bisogna aspettare il 1970, quando l'allora governatore del Massachusetts Michael Dukakis riconosce formalmente le responsabilità processuali americane riabilitando la figura dei due emigranti italiani. Il barometro delle relazioni Roma-Washington segna però il bello per anni, al netto ovviamente della guerra mondiale. Pur con alcune fasi storiche delicate, come quella seguita alla "crisi dell'esclusione" dei comunisti dai governi di Italia e Francia nel 1947 e gli anni delle paure di Washington sul boom del Pci, i rapporti sono praticamente stretti fino agli Anni Ottanta. Quando arriva Sigonella. Nel 1985 la tensione tra Stati Uniti e Italia tocca l'apice quando il presidente del Consiglio Bettino Craxi impedisce l'arresto da parte degli americani dei terroristi palestinesi responsabili del dirottamento della nave Achille Lauro e della morte del turista ebreo-americano Leon Klinghoffer. Le cronache hanno raccontato quella vicenda nei dettagli, compreso il "no" scandito al telefono da Craxi al presidente americano Ronald Reagan dopo una lunga notte di trattative e la foto dei militari americani della Delta Force che circondano i Carabinieri schierati intorno all'aereo con a bordo i terroristi fermi sulla pista.

Passano pochi anni e scoppia il caso Cermis. Nel febbraio 1998 un aereo militare Usa partito dalla base di Aviano, in volo radente non autorizzato, trancia i cavi della funivia in Val di Fiemme provocando la morte di 20 persone in quel momento a bordo di una cabina. Nonostate le richieste della magistratura italiana, la pressione fortissima dell'opinione pubblica italiana, una crisi diplomatica sfiorata (e una lunga telefonata tra l'allora premier Romano Prodi e il presidente Usa Bill Clinton) i piloti statunitensi non vengono processati in Italia e addirittura risultano assolti dalle accuse principali negli States. Scorrendo ancora le pagine delle cronache, nel febbraio 2003 l'imam egiziano Abu Omar viene sequestrato a Milano in un'operazione 'coperta' della Cia e trasferito in Egitto attraverso la base di Aviano. La magistratua italiana si mette in moto e arriva alla condanna di 26 cittadini americani, mettendo a dura prova le relazioni Roma-Washington. Ma l'Italia e gli Stati Uniti si trovano ancora a confrontarsi con decisione poco tempo dopo, nel 2005, quando Nicola Calipari viene ucciso da una sventagliata di mitra partito da un check point americano in Iraq mentre stava mettendo in salvo la giornalista Giuliana Sgrena, appena liberata da un sequestro. L'indignazione in tutta Italia per l'episodio è enorme, con un conseguente raffreddamento dei rapporti bilaterali tra i due Paesi. Ancora oggi, quella legata alla sorte di Calipari resta una ferita aperta per l'Italia nei confronti degli Usa. . Con l'arrivo di Trump sullo scenario internazionale le polemiche non si placano, già dal primo mandato del presidente americano, quando critica il Governo Conte per la sigla dell'intesa con la Cina per la la Nuova via della seta, una rete di infrastrutture commerciali per facilitare gli scambi con Pechino. Con il nuovo mandato di Trump le cronache sono quelle di questi ultimi anni, con diversi colpi bassi dell'inquilino della Casa Bianca a tutti i Paesi europei fino alle parole offensive rivolte alla premier Meloni in occasione dell'ultimo G7.