Gli ecologisti del campo largo

Dalle Marche alla Lombardia, i Verdi di Bonelli al verde: «Debiti e società ignote ai più»

Edoardo Sirignano

Altro che “verdi”. I conti della formazione di Angelo Bonelli, nelle Marche, dal 2021 sarebbero “rossi” come il fuoco. A denunciarlo non la solita opposizione, ma gli stessi iscritti alla forza ambientalista che evidenziano come, nel centro Italia, le irregolarità siano all’ordine del giorno.  Tra le criticità la mancata approvazione dei rendiconti e dei giustificativi, nonché i debiti contratti dalla Federazione regionale di cui si ignorano le cause. Ci sarebbero, poi, i rapporti “economici” con una sconosciuta società denominata “Montefeltro”. Insomma, chi ne ha più ne metta.  Nonostante ciò, a quelle latitudini, regna il silenzio. Soltanto dopo cinque anni e una serie di denunce di qualche ligio attivista, viene convocata una riunione per l’approvazione del bilancio 2025 e regolarizzare quelli dei quattro anni precedenti che, in realtà, sono un foglio con entrate e uscite, senza alcuna pezza di appoggio, pubblicato sul portale web del partito. 

 Non basta neanche un’apposita conferenza stampa, tenutasi nel mese di aprile, a fare chiarezza. In un incontro con i giornalisti, svoltosi a Pesaro, alcuni dirigenti, tra cui l’assessore Maria Rosa Conti, infatti, segnalavano diverse incongruenze e soprattutto chiedevano le dimissioni sia del coordinatore regionale e fedelissimo dell’ex ministro Pecoraro Scanio, Gianluca Carrabs che della co-portavoce, Sabrina Santelli. Questi ultimi, a loro dire, non avrebbero operato come dovrebbe un qualsiasi quadro di partito. «Chiediamo un loro passo indietro – scrivevano in una nota – affinché il direttivo romano possa prendere in mano la situazione, riportando la gestione locale nell’alveo dello statuto e dei regolamenti, evitando che possano esserci ripercussioni sul bilancio nazionale e, in ultima istanza, sulla possibilità di Europa Verde di accedere ai finanziamenti pubblici». Non tardò ad arrivare, in quel frangente, però, la repentina risposta dei diretti interessati che, attraverso un comunicato, parlavano di «attacchi strumentali» e operazione «costruita ad arte», trattandosi di documenti che, a loro parere, sarebbero stati sottoposti al vaglio di una società di revisione e soprattutto dell’apposita Commissione di garanzia. 
Una cosa è certa, le denunce non sono piaciute a chi sarebbe coinvolto in questa particolarissima gestione. A detta dei riferimenti locali ambientalisti, dopo le segnalazioni pubbliche di chi è in contrasto col vertice, sarebbero stati avviati procedimenti disciplinari e addirittura commissariata la federazione di Pesaro.

  

«L’obiettivo – rivelano le nostre fonti – è espellerci tutti.  Qualcuno vuole che una verità scomoda non venga a galla». Come rivelato dagli stessi militanti considerati "ribelli", delle rendicontazioni richieste, degli estratti conto, dei contributi provenienti dal nazionale e delle tessere neanche l’ombra. Tali opacità, tra l’altro, andrebbero oltre i confini marchigiani. Segnalazioni interne analoghe sarebbero arrivate pure da Emilia Romagna, Toscana, Veneto e Lombardia, in particolare nel comprensorio di Brescia.  Anche in tal caso si parlerebbe di “buffi” verso fornitori terzi e strutture esterne, tra cui associazioni ignote ai più.  Ecco perché l’ “ala green della sinistra”, fin quando non si facciano le dovute verifiche, tutto può tranne che dispensare lezioni di trasparenza e moralità.