maxi appalto covid
Nessuno mi può giudicare: il disastro della gestione Conte
Ieri è stata una giornata campale in Commissione Covid, con le audizioni di Giuseppe Busia, capo dell’Autorità anticorruzione (Anac) e poi di Cristiano Cannarsa, amministratore delegato di Sogei. Procediamo con ordine.
Notizia numero 1. L’Anac non ha effettuato vigilanza sul maxi appalto Covid da 1 miliardo e 251 milioni circa, la commessa più grande della storia d’Italia, quella che ha condotto all’importazione di mascherine non a norma, peraltro pagate tre o quattro volte il prezzo di mercato.
Notizia numero 2. La struttura commissariale di Domenico Arcuri ha infatti stipulato un protocollo di vigilanza collaborativa volontaria (avete letto bene: volontaria) con l’Anac solo nel dicembre 2020.
Notizia numero tre (potremmo dire: trova la differenza). Per altre strutture commissariali, ad esempio quella per il sisma in Italia centrale o per l’Expo di Milano, è stata attivata una procedura di protocollo strutturale ai fini di un controllo permanente. Per Arcuri, invece, solo su base volontaria.
Notizia numero quattro. Sempre ieri l’ad di Sogei Cannarsa ha chiarito un punto di metodo: i grandi acquisti di materiali per la gestione Covid avrebbe potuto continuare a effettuarli Consip, cioè la centrale acquisti che è partecipata dal Ministero dell’Economia e che funge da stazione appaltante della Protezione civile. E allora - ecco il punto - perché fu creato il gran baraccone della struttura commissariale? È su questo che Giuseppe Conte farebbe bene a rispondere.
Preparatevi, perché - già mi sembra di sentirlo - Giuseppe Conte si metterà a strillare, e più di lui strilleranno i suoi cari, al momento poco propensi a recarsi in Commissione Covid e più orientati a metter su uno spettacolino per frignare da fuori.
In ogni caso, non fatevi distrarre dal mediocre cabaret grillino (e piddino), perché la sostanza della faccenda è grave e seria.
E questo ci riporta alla questione centrale su cui Il Tempo non smetterà di chiedere chiarezza. La storia comincia quando nella scorsa legislatura fu presentata da parlamentari allora in carica un’istanza di accesso agli atti del Commissario straordinario per l’emergenza. Obiettivo: sapere quante mascherine e quanto altro materiale sanitario e di protezione fosse stato acquistato all’estero, e in quali paesi, anche in considerazione dei relativi standard qualitativi. Con i dettagli relativi alle unità merceologiche: cosa e dove fosse stato comprato. Risultato? Nessuna risposta.
Subito dopo, furono presentate interrogazioni rivolte al Presidente del Consiglio (cioè Giuseppe Conte), esattamente con gli stessi quesiti. In sostanza, la medesima richiesta fu fatta prima all’autorità amministrativa e poi in sede politica. Anche in questo caso, non risulta alcuna risposta.
Da quel momento a oggi, plurime inchieste giornalistiche e giudiziarie hanno svelato una serie di opacità e di problemi aperti.
E ora, in questa legislatura, è finalmente arrivato il lavoro di straordinaria importanza della Commissione d’inchiesta presieduta dal senatore Lisei. <TB>E oggi Il Tempo torna a sentire la capogruppo di Fdi Alice Buonguerrieri, che sta dando magnificamente battaglia.
Conte si rassegni: andranno tirati fuori i contratti stipulati e gli acquisti effettuati dalla struttura commissariale in tutta quella fase. Ci sia "total disclosure", trasparenza totale: quanti soldi, quali mediazioni e commissioni, quali e quante unità merceologiche, da quali e quanti paesi, da quali e quante società (con i relativi dettagli), e anche con tutte le informazioni rispetto agli standard qualitativi di ogni partita di mascherine, camici, respiratori, e così via. I contribuenti hanno diritto di sapere - per lo meno - come e per cosa furono spesi i loro soldi.
La sensazione è che – dopo il superbonus e dopo il reddito di cittadinanza – stia venendo fuori un terzo disastro della gestione Conte.
Ps
Che la sinistra voglia suicidarsi, è affar suo. Ma che l’Italia possa tornare nelle mani di simili avventurieri politici, è affar nostro, e andrà evitato.