le truppe della sinistra
Attenzione, "compri" Vannacci e ti arrivano a casa Conte e Schlein. L'analisi di Capezzone
Conoscere per deliberare, raccomandava il liberale Luigi Einaudi. E dunque, grazie a Radio Radicale, ho voluto ascoltare l’assemblea costituente del movimento di Roberto Vannacci senza perderne un minuto. Vediamo cosa è venuto fuori da questo ascolto attento, integrale, senza pregiudizi.
Vedete, amici lettori, la battaglia politica è una realtà sempre mutevole (cambiano i personaggi, le circostanze, i rapporti di forza), e tuttavia essa è costantemente sottoposta a una grammatica, a delle regole, o almeno – chiamiamole così – a delle regolarità.
Cosa definisce un aspirante leader? Nei casi più visionari e costruttivi, una sua proposta, un obiettivo desiderabile, una riforma. Più spesso, per mettere a fuoco una nuova figura, basta capire chi scelga come bersagli polemici, come soggetti a cui contrapporsi dialetticamente. Il meccanismo binario è efficace e direi intuitivo: ti faccio capire «chi sono» indicandoti l’avversario o il contendente che ho scelto.
Veniamo al nostro caso. Nell’assemblea vannacciana, non si sono sentite idee particolarmente nuove, né sono state lanciate proposte o iniziative sconvolgenti (molti slogan, lunghi elenchi, e qualche misura disperatamente statalista), ma - ecco il punto- il bersaglio polemico è stato spesso rappresentato da Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Antonio Tajani, insomma l’attuale centrodestra, in modo quasi intercambiabile rispetto al centrosinistra. I parlamentari hanno più che altro gridato, con punte - non ce ne vogliano- francamente imbarazzanti raggiunte dagli onorevoli Pozzolo, Ravetto, Furgiuele, Sasso, come se ognuno di loro provenisse non da un seggio comodo e sicuro ma da una periferia abbandonata.
Uno di loro è arrivato a ringraziare Vannacci per averlo aiutato a «spezzare le catene»: dobbiamo forse immaginare che quando Salvini e il centrodestra lo candidò e lo elesse lo incatenò a forza? Suvvia, non siamo all’avanspettacolo. Quanto a Vannacci (paragonato a Giulio Cesare da chi lo ha introdotto), nelle sue conferenze stampa ha posto in termini pressoché equivalenti destra e sinistra. Un rimprovero più esplicito di là, ma una contestazione sistematica pure di qua. Equidistanza e polemica incrociata. A onor del vero, nell’intervento conclusivo di ieri, Vannacci ha più spesso attaccato la sinistra (ad esempio su scuola e cultura), ma non ha praticamente mai speso mezza parola distensiva verso il governo, trasmettendo il messaggio, neanche troppo subliminale, che non ci sia differenza tra Meloni e Conte, tra Salvini e Schlein.
Chiaro, no? Vannacci l’altro giorno non è riuscito a difendere Meloni nemmeno rispetto all’infamia grillina sulle «ginocchiere». E, in ogni passaggio dei suoi interventi, l’onorevole che ha lasciato la Lega ha tenuto a segnalare le distanze dalla sinistra ma pure dal centrodestra, i suoi dissensi, forse perfino qualche incompatibilità. E tutto questo si accompagna alle ormai numerose circostanze (sei, se ho fatto bene il conto) in cui i suoi deputati, a loro volta tutti transfughi dal centrodestra, hanno votato la sfiducia al governo, oggettivamente allineandosi alla comitiva parlamentare della sinistra. Stessa cosa in tv: con il neomovimento pompato dalle tv e dai programmi di sinistra in funzione anti-governo, mettendo su spettacolini come il match Gruber-Vannacci. Un’operazione che giova sia alla sinistra (a cui si mostra il presunto «pericolo fascista», un’ossessione ridicola) sia a Vannacci, che può sparacchiare contro il governo.
Chi è il danneggiato? Il centrodestra. E chi è il beneficiario oggettivo? Il centrosinistra. E allora ecco il punto. Personalmente trovo poco efficace il fatto che politici e media nell’area del centrodestra si mettano oggi a demonizzare Vannacci, il quale dice le cose di sempre. Alcune anche condivisibili e di buon senso (sulla sicurezza e sull’immigrazione: ma dimentica di aggiungere che è grazie a questo governo che gli sbarchi sono stati dimezzati), altre francamente imbarazzanti, tipo una propaganda russa che sembra uscita dalle veline della Zakharova. Ma questo l’ex generale lo faceva anche prima: quindi scoprirlo oggi è per lo meno ingenuo. Per non dire di alcune proposte «comuniste di destra», stataliste e improponibili, illustrate ieri dal suo responsabile del programma, cose che sarebbero parse superate alla destra sociale di vent’anni fa. Decisamente migliore la parte del discorso vannacciano di incoraggiamento allo sport giovanile e alla possibilità anche di lavorare (non solo di studiare) per i ragazzi.
Ma è inutile perdersi nei dettagli dei programmi, ponderose mappazze che nessuno mai leggerà. La questione è un’altra, che Il Tempo ha scelto di sintetizzare nella nostra grafica della prima pagina.
Occorre chiarire a tutti che, se «compri» Vannacci, rischi di vederti consegnare a casa «Conte & Schlein». Non è un’opinione, ma matematica pura: in uno scontro punto a punto tra due schieramenti, se una componente del centrodestra si stacca e si mette in terza posizione, fa un oggettivo favore agli avversari portandoli in carrozza a Palazzo Chigi. A mio avviso, dunque, si tratta di ribaltare il racconto. Non c’è da attaccare Vannacci. C’è da parlare agli elettori in buona fede che sono comprensibilmente sedotti dal suo linguaggio e dal suo profilo, e spiegar loro - con calma e spirito di verità- il risultato matematico di un voto a Vannacci se l’ex generale si collocherà, come ormai pare probabilissimo, fuori dal centrodestra. È una storia semplice. Va raccontata e spiegata in modo sereno e veritiero.