La querelle
Insulto sessista M5S a Meloni a parti invertite? Pandemonio
Impossibile passare con l’automobile. Anche a piedi si è rischiato perché davanti al Senato c’è stato addirittura qualche incidente. Manichini di La Russa bruciati, sit in di femministe in vari punti di piazza Navona. E nel Palazzo- occupato da senatori che sembravano provenire dai centri sociali - schiamazzi che non finivano mai. Ieri sera, solo alle 20.30 Palazzo Madama era finalmente libero dall’assedio, ma lo spettacolo è continuato in tv: su La7 la maratonaMentana, Ranucci richiamato in servizio dalle ferie su RaiTre, telecamere roventi ovunque. Rete4 con Bianca Berlinguer scatenata. Quegli insulti sessisti contro la neosenatrice Elly Schlein «le destre non dovevano permetterseli». Nel mirino anche Ignazio La Russa che presiedeva l’Aula, ma senza intervenire.
A mezzanotte le edicole in tv, con titoli pesanti, giornaloni a nove colonne per quell’orrore alla Camera Alta. Le ginocchiere di Elly al cospetto di Sanchez hanno fatto un rumore infernale e quel senatore poco conosciuto di Fratelli d’Italia che ha pronunciato la frase contro la leader dem, «dovrà pagarla cara», ulula Laura Boldrini. Che giura «senza invidia». Pure la cravatta tricolore indossava quel senatore, che non merita neppure menzione. La guadagna però proprio «don Ignazio» che - giurano «rideva sotto i baffi e poi ha finto di non aver compreso la gravità dell’offesa».
«Onorevole Schlein, non ha rialzato la schiena, ha sempliGiugno Il pentastellato Francesco Silvestri ha insultato in Aula la premier cemente indossato le ginocchiere per stare più comoda». Ed è lì, con la tensione a mille, che l’Aula di Palazzo Madama è esplosa. La leader del Pd si alza di scatto, pallida, voce tremante: «Questo è inaccettabile, è violenza sessista!». Con lei tutta l’opposizione in piedi: urla, pugni sui banchi, «Vergogna!», «Dimissioni!». Qualche senatore M5S e Avs inizia a scandire «Sessista! Sessista!». Gli sguardi tutti verso La Russa, seduto al seggio presidenziale, con quel suo stile da vecchio leone milanese: batte il martelletto due volte, sorride sornione e dice qualcosa tipo: «Colleghi, manteniamo la calma. È una discussione politica, non un talk show. Invito tutti al decoro... ma la signora Schlein ha la pelle un po’ troppo sensibile oggi?».
Repubblica online apre con la foto di La Russa che ride (dall’archivio) e Schlein indignata. L’editoriale è di fuoco: «Il patriarcato siede sul seggio più alto di Palazzo Madama». Il dramma è partito subito dopo l’insulto. La Schlein ha indetto subito una conferenza stampa con tutte le deputate Pd in cerchio intorno a lei, magliette o spille «Io non indosso ginocchiere». Fuori dal Palazzo le femministe accanto alle senatrici, alcune addirittura arrampicate sul semaforo pedonale. A dare manforte lo striscione «Non una di meno». Partecipano Emma Bonino, la stessa Boldrini e qualche volto noto che posta storie con didascalia «Basta sessismo istituzionale». Si precipita dalla Camera Giuseppe Conte, afferra un megafono, non chiede come il Pd le dimissioni del presidente del Senato ma strilla: «Noi rispettiamo le istituzioni, a differenza loro».
Intanto, sulla politica piomba il tweet grave di Roberto Saviano: «Questo è il volto vero della destra: volgare e repressiva verso le donne». A seguire, il monologo a sorpresa di Roberto Benigni su RaiUno: «Il Nazareno non si sfiora». La protesta oltrepassa i confini, con il premier spagnolo Sanchez, offeso pure lui ad incitare Bruxelles. Lucia Annunziata strepita all’Europarlamento e arriva pronta Ursula Von der Leyen: la presidente Ue esprime «preoccupazione per il clima misogino in Italia». Intanto parte su change.org la petizione a difesa della Schlein con cinquecentomila firme in poche ore sotto la regia di Riccardo Magi, leader di Più Europa. E Renzi se ne esce: «Lo avevo detto ad Elly di non fidarsi di Giorgia e dei suoi pretoriani». Un minuto prima che accada l’irreparabile con la severa presa di posizione del Colle, per fortuna tutto si ferma. La protesta è azzerata. Senatori e senatrici posano i cartelli. Un mesto corteo di capigruppo della minoranza è diretto verso l’ufficio del presidente del Senato, per le scuse doverose.
«Avevamo sbagliato a sollevare il vespaio - ammetteranno poi i facinorosi rossi - avevamo capito che stavano insultando la Schlein, mica la Meloni». E questo, si sa, non è un problema. Vero, avete letto una cronaca a rovescio degli insulti del senatore pentastellato Silvestri alla Presidente del Consiglio. Invece di manifestazioni di protesta abbiamo assistito alla commedia dei minimizzatori, invece, perché alla Meloni si può dire di tutto. Cronaca semiseria? Forse, ma nemmeno tanto.