Manovre al centro
I dubbi e l’enigma di Renzi: fare il padre nobile o la stampella del Pd di Elly
Il termine “enigma” indica un indovinello o un problema di difficile comprensione. Ecco perché tale parola è quella che sintetizza al meglio lo stato d’animo di Matteo Renzi. Gli attacchi ripetuti alla premier Meloni e la scelta di abbandonare definitivamente il progetto "terzopolista" per abbracciare la causa democratica di Schlein, rischia di diventare un “problema” o peggio in una strada senza sbocco. La strategia che, in qualche mese, gli avrebbe dovuto riconsegnare le chiavi dell’area moderata della coalizione progressista sembra non funzionare al meglio e gli arrivi promessi, a parte Madia, sono soltanto belle promesse.
Motivo per cui l’intelligente e sempre pronto Matteo, ancora una volta, è chiamato alla “giocata del campione”, quella che può rimescolare le carte e riaprire la partita nel momento difficile. Restare fermi, senza far nulla, potrebbe essere non solo un rischio, ma significherebbe lasciare un mondo senza riferimenti. E in politica tutto si può realizzare, tranne che far restare spazi incustoditi, a maggior ragione se si avvicinano le primarie di coalizione.
In quest’ottica, Giuseppe Conte, ad esempio, ha già un piano per accaparrarsi le simpatie di cattolici e riformisti: l’assessore capitolino Alessandro Onorato, il 12 giugno, presenterà il partito degli amministratori. Un progetto che, sulla sponda della già nota rete dei sindaci, voluta dalla fascia tricolore partenopea, Gaetano Manfredi, servirebbe ad attrarre la società civile che non si riconosce nei partiti. Per dirla in breve, il classico piano studiato a tavolino dal solito Goffredo Bettini per accaparrarsi il voto moderato, senza snaturare la causa rossa.
Ragione per la quale l’inventore della Leopolda non può restarsene a braccia conserte. Deve, al contrario, adoperarsi. Un’opportunità c’è e occorre coglierla all’istante. Ci riferiamo ai “dem in fuga”, ovvero quegli scontenti che, negli ultimi mesi, provano un disagio, non di poco conto, a starsene in un Pd Pro Pal e a trazione Cgil. La fuoriuscita della vicepresidente del Parlamento Europeo Pina Picierno, il possibile abbandono dell’ex primo cittadino di Bergamo, Giorgio Gori, anticipato su queste colonne e i mal di pancia di un big del calibro di Pier Ferdinando Casini, in tal senso, valgono più di mille parole. C’è un mondo che non si sente a proprio agio e vorrebbe traslocare altrove. Detto ciò, per unire le file e accontentare le molteplici ambizioni occorrono gli spazi, anche al vertice.
Renzi, pertanto, si trova di fronte al classico bivio: scegliere di fare il passo di lato e candidarsi come padre nobile di un mondo o continuare a mantenere quell’orticello, fino a quando durerà, accontentandosi delle briciole lasciate da Elly. Nel primo caso, pur dovendo rinunciare alla guida del suo movimento, per lui potrebbero aprirsi nuovi orizzonti. Non solo c’è la partita per il Colle, su cui nulla è deciso, ma ruoli importanti in Europa da stabilire e caselle da “padre nobile”, fino a ora, inarrivabili per chi, da capo di una forza, non poteva andare oltre determinati steccati. Ecco perché Matteo è chiamato a fare il grande passo, ad abbandonare l’“ego” del presente per un futuro più roseo, un nuovo avvenire che potrebbe riportargli dalla sua quei vecchi amici con cui ha governato il Paese. In tal senso, voci di palazzo, dicono che potrebbe riavvicinarsi al “maestro” anche un tale Matteo Richetti, oggi braccio destro di Calenda. L’indecisione dell’ex ministro e le strizzatine d’occhio verso Meloni starebbero annoiando chi è stanco di indugiare. Il giglio di Firenze, quindi, deve sbrigarsi e risolvere quel "dubbio" che potrebbe portarlo alla rinascita, ma anche verso un “anonimato” che, per simpatia, carisma e capacità, non gli s’addice affatto.