Lega

Salvini gioca la carta Zaia. È pronto il ruolo da vicesegretario della Lega

Dario Martini

Matteo Salvini gioca la carta Luca Zaia. Per l’ex governatore è pronto un ruolo apicale che con ogni probabilità sarà quello di vicesegretario. Il giorno da segnare sul calendario è mercoledì prossimo, quando si terrà il Consiglio federale della Lega.

Appuntamento alle ore 11 nella sala Salvadori di Montecitorio, ufficialmente per l’approvazione del rendiconto 2025 e «comunicazioni del segretario federale». Ed è proprio questo ultimo punto quello più atteso. Oggi gli altri vice di Salvini sono il senatore Claudio Durigon, l’eurodeputata Silvia Sardone e il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani.

  

Con l’ingresso di Zaia, l’unico a dover lasciare sicuramente l’incarico sarebbe Stefani, dal momento che lo statuto del partito non contempla due figure provenienti della stessa regione.

Il leader del Carroccio punta a dar vita a una fase di «rafforzamento e ammodernamento» del partito, viene riferito. A tal fine, in questi giorni, si stanno svolgendo incontri preparatori al nuovo corso, che prevede una fase di «ascolto di ministri, governatori e sindaci». L’obiettivo viene spiegato da chi è addentro alle questioni del partito - è lavorare a una «proposta di squadra rafforzata, con tre obiettivi di programma concreti da portare a casa entro fine legislatura». «Nessuna preoccupazione per chi sceglie di uscire», dalla Lega, viene sottolineato. «Anzi ci lascia mani più libere per le liste del prossimo anno», si commenta. «Siamo convinti di poter arrivare al 15%». Due settimane fa, ad andarsene è stata Laura Ravetto, passata con Vannacci. Una fuoriuscita per cui nessuno nel partito sembra essersi stracciato le vesti. Adesso, invece, a lasciare è Erik Pretto, per cui il partito aveva avviato l’iter disciplinare previsto per chi non è in regola con i versamenti dei contributi. Potrebbe confluire in Forza Italia. Mentre è imminente l’annunciato addio di Domenico Furgiuele, in procinto anche lui di accasarsi in Futuro Nazionale.

 

Nessuno cercherà di trattenerli. Meglio sbarazzarsi di chi è diventato una palla al piede, è il ragionamento che si fa nella Lega.

Il nuovo ruolo apicale di Zaia si inserisce in una strategia chiara: più Nord e più autonomia nella corsa elettorale verso le politiche del 2027. Da far convivere, ovviamente, con l’anima governista e nazionale incarnata maggiormente dal segretario nazionale. Pochi giorni fa, intervistato da Rainews24, l’ex governatore, oggi presidente del Consiglio regionale veneto, ha spiegato quale sia la sua visione e la sua ricetta per il futuro: «La Lega di oggi non è quella di 20-30 anni fa e quella che avremo fra vent’anni non sarà quella di oggi. Questa Lega mi piace perché è eterogenea, e finché al suo interno comprende figure diverse vuol dire che comunque è una Lega inclusiva. Ho visto momenti migliori e ne ho vissuti di peggiori. È come in azienda, quando il bilancio non quadra è un momento di riflessione e per guardare l’inefficienza del processo produttivo». Il progetto del partito nazionale «l’abbiamo condiviso - ha detto -, bisogna investire nell’identità. Il consenso va di pari passo con l’identità».

 

La rafforzata convergenza di vedute tra Salvini e Zaia, che avrà come sigillo il nuovo ruolo apicale riservato a quest’ultimo, sarebbe il modo migliore per preparare il ritiro del partito che il vicepremier intende organizzare in provincia di Treviso il primo fine settimana di luglio. Sono stati invitati a partecipare tutti i deputati e i senatori, ma anche ministri e governatori. Tutti convocati, insomma. Inizialmente l’"adunata" leghista era stata pensata per il 19 e 20 giugno. Il poco preavviso, però, avrebbe comportato una serie di forfait, tra cui quello del presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana. Assente giustificato visto che in quei giorni sarà impegnato ad accogliere il Papa a Pavia.

Anche Zaia non avrebbe potuto partecipare, a causa di «impegni «pregressi». A Treviso, invece, ci sarà. Anche perché è la sua città. E non è stata scelta a caso.