lotta alla radicalizzazione
Così il Viminale sta combattendo il nuovo terrorismo
Come le operazioni di polizia andate in scena nelle ultime settimane ha plasticamente dimostrato, la minaccia terroristica in Italia non si manifesta più attraverso grandi organizzazioni strutturate come nei primi anni duemila. Lo scenario è infatti completamente mutato, costituendosi all’interno di percorsi di radicalizzazione individuale, reti digitali e gruppi estremisti che trovano nel web il principale terreno di reclutamento. E ciò non da oggi, ma da ormai più di un lustro. Le autorità italiane, con il Ministero dell’Interno in prima fila, si è adeguato a tale significativo cambiamento, rivedendo a loro volta le modalità d’intervento e prevenzione, fin’ora con ottimi risultati.
E le molte operazioni antiterrorismo condotte tra il 2024 e il primo semestre del 2026, che hanno segnato un periodo caratterizzato da arresti, misure cautelari ed espulsioni preventive che hanno interessato sia l'universo jihadista, sono lì a dimostrarlo. I numeri forniti dal Ministero dell’Interno e dalla Polizia di Stato restituiscono bene la dimensione del fenomeno: nel solo 2024 sono state eseguite oltre 80 espulsioni o rimpatri per motivi di sicurezza dello Stato e 23 arresti nell’ambito del contrasto al terrorismo internazionale. La maggior parte dei provvedimenti ha riguardato soggetti inseriti in percorsi di radicalizzazione jihadista o considerati vicini ad ambienti estremisti, con il terreno d’indagine che si è spostato principalmente sulla propaganda e sul reclutamento online. Allargando la forbice temporale, dal 2022 al 2026, il Viminale ha disposto oltre 250 espulsioni per motivi di prevenzione e sicurezza nazionale nei confronti di soggetti ritenuti pericolosi. Nello specifico, il bilancio del Ministero dell’Interno ha contato 203 allontanamenti legati a radicalizzazione o sospetti legami con l’estremismo internazionale.
Di esempi in merito ce ne sarebbero molti. Per restare solo al 2026, ed escludendo gli arresti e le condanne avvenute nel mese appena trascorso, a Bergamo a Marzo un 24enne è stato arrestato per terrorismo internazionale con l’accusa di avere legami con lo Stato Islamico e di aver pianificato un'attività preparatoria per colpire i frequentatori di una chiesa nel centro cittadino. Ad inizio anno un 17enne è stato arrestato nel comasco con l’accusa di propaganda jihadista: diffondeva attivamente sui social media e su canali di messaggistica contenuti multimediali a supporto di Isis e Al Qaeda.
Ancora, a maggio 2025 la Procura di Palermo ha disposto l’arresto di due giovani cittadini del Bangladesh, con l’accusa di apologia di terrorismo e istigazione a commettere delitti con finalità terroristiche. Secondo gli investigatori avrebbero diffuso contenuti di esaltazione della jihad e di incitamento alla commissione di delitti con finalità terroristiche. Nell’aprile del 2024 la Digos di Milano ha arrestato un cittadino italiano di origine egiziana accusato di diffondere materiale di esaltazione della jihad e contenuti riconducibili all'estremismo islamista. Pochi mesi dopo, sempre nel capoluogo lombardo, un marocchino è stato raggiunto da una misura cautelare nell’ambito di un'indagine che avrebbe documentato un avanzato processo di radicalizzazione attraverso la rete. A dicembre, invece, Il ROS dei Carabinieri ha arrestato cinque giovani di origine straniera nell'ambito di un’indagine coordinata dalla Procura di Bologna e dalla Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo. Gli indagati sono accusati di aver costituito o partecipato a un’associazione terroristica che sosteneva ideologicamente e operativamente ISIS e Al-Qaeda. Arriviamo quindi agli ultimi casi, con la condanna il 19 maggio a sei anni di reclusione per un 28enne con l’accusa di aver aderito all’Isis, l’arresto il 20 maggio di un15 enne tunisino, accusato di arruolamento con finalità terroristiche e il fermo il 25 maggio a Reggio Emilia di un giovane che avrebbe dichiarato di voler compiere un attacco, armato di coltello, che sarebbe stato «pronto a colpire» e tutt’ora in carcere per «pericolo di reiterazione».