Flussi migratori

Flussi migratori, l'Italia detta la linea. Ok Ue sui rimpatri veloci. Il Pd frigna: "Come l'Ice"

Pietro De Leo

Passi avanti, a livello europeo per rimpatri più veloci per chi non ha diritto all’accoglienza. Consiglio e Parlamento Ue hanno chiuso un accordo sul regolamento sul tema che punta a rendere più rapide ed efficaci le espulsioni delle persone senza diritto di soggiorno e a introdurre strumenti condivisi fra gli Stati membri. Il testo istituisce l’Ordine europeo di rimpatrio, rafforza obblighi di cooperazione, prevede detenzioni temporanee in casi di mancata collaborazione, rischio di fuga o per la sicurezza. Punto qualificante: l’accordo apre la strada, per la prima volta a livello regolamentare, alla creazione di hub di rimpatrio in Paesi terzi, destinati a fungere sia da centri di transito sia da destinazioni finali.

Il vice ministro per la migrazione di Cipro (Paese che ha in carico il semestre di presidenza Ue) Nicholas Ioannides, parlando all’AGI, ha spiegato che l’idea è istituire questi centri «in aree situate, ad esempio, in Africa o in Asia, quindi fuori dall’Europa e lontano dalle frontiere europee». Ioannides ha aggiunto che l’accordo consentirà di «attuare l’intero impianto della nostra politica migratoria in modo organico e coerente», pur avvertendo che «il Patto non viene considerato la soluzione a tutti i problemi». Tuttavia, il passaggio sostanziale è evidente. Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi parla di «un passo avanti significativo verso una gestione del fenomeno migratorio che sia sostenibile per tutti».

  

Compatta anche la maggioranza. La deputata di Fratelli d’Italia Sara Kelany ha rivendicato il ruolo italiano: «È un cambio di passo importante a cui l’Italia e Giorgia Meloni hanno contribuito fortemente, con visione politica e iniziative che si sono progressivamente affermate diventando un modello per tutta l’Ue». Il riferimento è al modello dei centri in Albania, che «sono sempre stati conformi al diritto Ue». Sempre dal partito di Giorgia Meloni, l’eurodeputato Alessandro Ciriani, che ha seguito il dossier, spiega: «la dimensione esterna, la cooperazione con i Paesi terzi, la possibilità di istituire centri di rimpatrio fuori dal territorio europeo non sono più idee isolate dei movimenti conservatori: sono punti nodali della futura nuova disciplina europea». Il presidente della Commissione Esteri del Senato ed esponente di Forza Italia Maurizio Gasparri ha definito l’intesa «un risultato importante per il rafforzamento della governance migratoria dell’Unione», e il responsabile immigrazione degli azzurri Alessandro Battilocchio l’ha giudicata «un passo ulteriore nella giusta direzione», sottolineando che «questo Governo, in particolare grazie all'azione dei ministri Tajani e Piantedosi, ha preteso che la questione della gestione dei flussi migratori fosse tra i temi al centro dell’agenda comunitaria».

Plauso anche dalla delegazione della Lega all’Europarlamento, che ha accolto l’accordo «con grande soddisfazione». Con il provvedimento, spiegano, viene posta «la parola fine alle lungaggini amministrative e giuridiche che, di fatto, bloccavano le procedure d’espulsione».

Dall’opposizione invece protesta il Pd, con l’evidente riflesso di contrapposizione a ogni iniziativa politica che controlli l’immigrazione illegale. Secondo Cecilia Strada e Nicola Zingaretti si tratta di «un fallimento normativo che non solo calpesta i diritti fondamentali, ma minerà l'efficienza stessa del sistema, generando un inevitabile caos e un blocco dei tribunali in tutta Europa». Addirittura, secondo i dem alcune misure evocherebbero «le peggiori pratiche della polizia migratoria statunitense», l’ICE. Controreplica del capogruppo di Fratelli d’Italia al Senato Lucio Malan. Queste reazioni, sottolinea, «confermano che il principale partito di opposizione si oppone a qualunque limite all'immigrazione. Per loro chiunque deve poter entrare in Italia e nessuno può essere cacciato via qualunque cosa faccia».