assalto alle elezioni
Invasione di candidati islamici, a Roma il partito musulmano "avverte" il Pd sulle moschee
Prima fu la lista islamica di Monfalcone. Dopo quell’esperimento la strada è stata aperta. Le elezioni amministrative di oggi e domani (si vota in 894 comuni di cui 18 capoluogo) sono il nuovo banco di prova dei candidati di fede musulmana. Venezia è sicuramente il caso più eclatante, dove la comunità bengalese è scesa in campo compatta per sostenere i propri rappresentanti imbarcati nelle liste del Partito democratico. Il progetto della nuova moschea da costruire a Mestre è il loro cavallo di battaglia. Due giorni fa è andata in scena anche la passeggiata elettorale, con Miah Rhitu, la candidata bengalese di punta del Pd in prima fila con il fac-simile della scheda elettorale. Accanto Sumiya Begum, candidata di Marghera sempre in quota dem, con un grande velo azzurro e Kamrul Syed che sfoggiava la maglietta «Andrea Martella sindaco».
Ma i candidati islamici non sono una novità solo del capoluogo veneto. Anche ad Agrigento non sono mancante le polemiche per i "santini" elettorali con i volti dei candidati musulmani che corrono in una lista civica. Si tratta di Adnane Khezar, imprenditore marocchino da anni in città e Carmela Lombardi, che in realtà è nata a Napoli ma che nel facsimile si presenta con il hijab e una scritta in doppia lingua che parla, anche, di religione. «Dio è uno solo: Allah per il musulmano, Dio per il cristiano, ma sempre lo stesso unico creatore. Così deve essere anche per noi: un solo interesse sopra tutto, la città». Polemiche nelle settimane scorse ci sono state anche a Lecco e a Legnano. E sempre per lo stesso motivo. Candidati islamici che appoggiano candidati sindaco di sinistra. La fede come progetto politico.
Ormai l’obiettivo è chiaro. Far pesare il voto delle comunità straniere in favore delle forze politiche di sinistra. È quello che molto probabilmente accadrà anche a Roma il prossimo anno. Le avvisaglie ci sono tutte. L’ennesima dimostrazione arriva da MuRo27 (acronimo di Musulmani per Roma 2027) che ha lanciato un chiaro avvertimento al dem Mauro Caliste, presidente del Municipio V, la zona di Roma con la più alta concentrazione di residenti islamici. «Si era impegnato a favorire la fuoriuscita dal sommerso dei luoghi di culto di tutte le minoranze. Cosa è stato fatto in questi cinque anni?», chiede Francesco Tieri, portavoce di MuRo27 e italiano convertito all’Islam. Poi entra ancora di più nello specifico, arrivando pure a proporre delle soluzioni: «Il municipio V, dove sono oggi presenti almeno 15 luoghi di culto "informali", dovrà promuovere un’iniziativa nei confronti dell’amministrazione comunale con l’obiettivo di regolamentare sul piano urbanistico anche la destinazione al culto di un immobile già esistente, coniugando i dettami costituzionali con le norme vigenti, sempre nel rispetto delle prescrizioni di sicurezza previste per i luoghi pubblici. In questo quadro si potrà partire dalle diverse esperienze già attuate in altri comuni d’Italia». Con la formula «luoghi di culto informali» si riferisce alle moschee abusive, quei centri di preghiera non autorizzati che, in base alla legge, dovrebbero chiudere. Parole che hanno fatto subito fatto balzare sulla sedia i consiglieri capitolini e municipali di Fratelli d’Italia: «Assistiamo a prese di posizione pubbliche di associazioni e realtà organizzate che rivendicano "impegni politici" assunti dal centrosinistra sul tema dei luoghi di culto e della loro regolarizzazione urbanistica anche in vista delle prossime elezioni - scrivono Federico Rocca e Fabio Piattoni - Cosa dobbiamo aspettarci che se vince il centrosinistra piegherà le regole a vantaggio dei luoghi "informali"?». Per FdI, in questo modo il centrosinistra ammette implicitamente che esistono numerosi luoghi di culto definiti «informali» negli stessi documenti programmatici del centrosinistra. Questo quadrante di Roma è lo stesso in cui per molti mesi ha tenuto banco la costruzione della seconda più grande moschea della Capitale, in zona Centocelle. Una parte dell’edificio è stato anche oggetto di un sequestro nel luglio del 2025, poi dissequestrata a inizio 2026. Un edificio enorme, con quasi mille metri quadrati interrati che si sviluppano sotto i palazzi adiacenti, in piazza delle Camelie. Un progetto che, c’è da scommetterci, finirà al centro della prossima campagna elettorale.