la storia al contrario

La storia al contrario: quando il Pci "ordinò" ai triestini di collaborare con i comunisti di Tito

Alessio Buzzelli

C’è modo e modo di collaborare con lo "straniero" durante una guerra.<ET>Sopratutto, c’è straniero e straniero; e il Pci, nell’aprile maggio del 1945, scelse quello sbagliato, come sempre. In quel caso, i comunisti italiani avevano stabilito un patto d’acciaio con i comunisti Jugoslavi di Tito, contro il nazifascismo, certo, ma pure contro gli anglo-americani e, soprattutto, contro la democrazia liberale. Gli stessi comunisti titini che di lì a poco rastrellarono e getterano nelle foibe migliaia di italiani. Il culmine di quel clamoroso, drammatico svarione fu l’appello che il partito lanciò, attraverso L’Unità, il primo maggio del ’45 ai «lavoratori di Trieste», all’indomani della doppia insurrezione scoppiata in città: da una parte il CNL, dall’altra i comunisti, che volevano a tutti costi anticipare l’arrivo della VII Armata britannica, appannaggio dei loro compagni jugoslavi e sloveni.

«Lavoratori di Trieste!», si legge nell’appello firmato dal segretario Palmiro Togliatti che presto si trasformerà in un vero e proprio diktat. «Nel momento in cui ci giunge notizia che le truppe di Tito sono entrate nella vostra città inviamo a voi, lavoratori di Trieste, il nostro fraterno saluto. Il vostro dovere è di accogliere le truppe di Tito come truppe liberatrici, e di collaborare con esse nel modo più stretto per schiacciare ogni resistenza tedesca e fascista e condurre a termine al più preso la liberazione della vostra città». Un appello che riletto oggi, alla luce di quanto accadde dopo e dei «40 giorni di terrore» che le truppe titine seminarono tra Trieste, Gorizia e nelle città dell’Istria. «Evitate ad ogni costo di essere vittime di elementi provocatori interessati a seminare discordia tra il popolo italiano e la Jugoslavia democratica. Italiani e Jugoslavi hanno oggi un compito comune: quello di schiacciare le ultime resistenze tedesche », si conclude l’appello. Il risultato di quell’alleanza folle furono 4.00 italiani a Trieste rastrellati, imprigionati in campi di concentramento e infoibati, 700 vittime a Gorizia, circa 650 a Fiume, più di 300 a Zara. Per un totale, a guerra già finita, di 5.000/8.000 vittime, comprese 420 donne.