Italia apripista

Il trionfo di Meloni sui migranti: legittimo il modello Albania

Edoardo Sirignano

La dichiarazione di Chinasau, adottata dai 46 Stati membri del Consiglio d’Europa, riconosce la legittimità per le nazioni di soluzioni innovative nella gestione dei flussi migratori, come gli hub di rimpatrio in Paesi Terzi, sul modello avviato dall’Italia in Albania. Ecco perché la prima a ribadirne l’importanza è proprio la premier Giorgia Meloni che commenta quanto accaduto in Moldavia come «un risultato importante, frutto di un percorso che l’Italia ha contribuito ad aprire con coraggio e determinazione insieme al primo ministro danese Frederiksen». Non rinuncia, poi, a togliersi qualche sassolino dalla scarpa verso chi l’ha criticata: «Quello che solo un anno fa faceva discutere oggi è diventato un principio condiviso e dimostra, ancora una volta, che l’approccio, portato avanti con serietà e coerenza dal nostro governo, è ormai diventato anche quello dell’Europa». Non a caso tale tema è centrale anche nel corso di una serie di bilaterali, avutisi nella giornata di ieri, tra cui quello con il premier greco Kyriakos Mitsotakis, col maltese Robert Abela e il cipriota Nikos Christodoulidis, che stamane riceverà il presidente del Consiglio a Nicosia. L’obiettivo, come spiegato da Sara Kelany, deputato e responsabile immigrazione di FdI è archiviare quel «modello delle porte aperte, sponsorizzato dalla sinistra che ha alimentato sperperi di denaro e insicurezza».

Una cosa è certa, tale presa di posizione è il miglior modo per la prima inquilina di Palazzo Chigi di presentarsi al Gulf Forum, il think thank sui rapporti tra vecchio continente e Medio Oriente. La premier, infatti, non rinuncia a intervenire sul conflitto in corso e su quanto sta avvenendo a quelle latitudini. Rivolgendosi ai leader presenti, tra cui il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, il presidente finlandese Alexander Stubb, l’emiro del Kuwait Mishal Al-Ahmad Al-Jaber Al-Sabah e i vertici di alcune istituzioni internazionali, tra cui Christine Lagarde (presidente della Bce) e Kristalina Georgieva (direttrice esecutiva del Fmi), esorta tutti ad assicurarsi che «l’Iran non possa dotarsi dell’arma nucleare», cessando così di «essere una minaccia per le nazioni vicine e non solo». Parla, quindi, di una soluzione sostenibile alla crisi che passa innanzitutto dalla riapertura dello stretto di Hormuz, «senza pedaggi o restrizioni discriminatorie». Secondo la politica romana è dalla libertà di navigazione che «passa la prosperità non solo del Mediterraneo e del Golfo, ma di tutto il mondo». Una lunga riflessione, infatti, sulle relazioni tra il Vecchio Continente e il Golfo Persico: «Serve una capacità nuova di cooperazione strategica fondata non soltanto sulla gestione delle emergenze, ma sulla condivisione di una visione di lungo periodo».