priorità del governo

Governo, Meloni traccia la rotta per il 2027. Lavoro, casa, energia e nucleare

Edoardo Romagnoli

Giorgia Meloni si ripresenta in Senato per il question time e traccia le linee di governo per l'ultimo anno di questa legislatura. Il quadro economico internazionale non è certo dei migliori e la premier avverte che le "tensioni geopolitiche incideranno, come già stanno incidendo, sulla crescita, sui costi energetici, sulla competitività delle imprese e sul potere d'acquisto delle famiglie". Nessuna misura speciale, però, nessun botto di fine anno in vista delle elezioni perché questa è "una cosa che riguarda un modo di fare politica del passato" dice rivolgendosi ai banchi delle opposizioni. "La risposta è continuare la strategia fatta da tre scelte fondamentali: rafforzare salari e potere d'acquisto, sostenere le aziende che investono e il sostegno alle famiglie per la natalità. In questi anni, in ogni legge di Bilancio, abbiamo seguito questo filo". Meloni poi cita alcuni provvedimenti come il Piano Casa "un provvedimento anche economico, che dà risposte ai cittadini", poi "l'estensione della Zes Unica Mezzogiorno, almeno per la parte di semplificazione, misura che ha funzionato, a tutto il territorio nazionale" e "vogliamo rafforzare i meccanismi per accrescere gli investimenti dei fondi pensioni nell'economia reale, perché c'è qualcosa che non funziona se solo 40 miliardi su 260 vengono investiti". Per quanto riguarda il pubblico impiego la premier rimarca di aver stanziato oltre 20 miliardi di euro fino al 2027 "per rinnovare i contratti dopo anni di stipendi e contratti che erano fermi. In alcuni comparti si è arrivati addirittura a tre rinnovi, come è accaduto ad esempio nel comparto della scuola, dove un docente ha potuto ricevere in busta paga mediamente 412 euro al mese in più insieme agli arretrati".

 

  

 

Il Pnrr è uno degli elementi di scontro più forti con la minoranza. E quando Renzi la accusa di non aver saputo usare la misura lei replica: "Ad oggi l'Italia ha incassato 153 miliardi e sarà liquidata la nona rata nelle prossime settimane. Al 31 marzo 2026, la spesa certificata ammonta a 117 miliardi, pari al 76 per cento del totale, a cui si aggiungono 24 miliardi di strumenti finanziari. Direi che abbiamo fatto un buon lavoro". Meloni ammette che su molti dossier c'è ancora da lavorare, ma rivendica dei risultati positivi se confrontati al 2022 quando il suo governo si è insediato. E così parlando di stipendi attacca le opposizioni: "Chi sostiene che i salari in Italia abbiano perso 7 punti dal 2021 è lo stesso che governava tra il 2021 e il 2022, quando l'inflazione è esplosa e i salari reali hanno perso oltre 8 punti e mezzo". Poi però aggiunge: "Nessuno pensa che il problema sia risolto. Sappiamo che gli stipendi in Italia sono ancora troppo bassi, che bisogna continuare a lavorarci e che molte famiglie fanno fatica. Però, dopo anni in cui il potere d'acquisto diminuiva, la tendenza si è invertita e questo significa che, continuando questo lavoro e su questa strada, possiamo far crescere i salari in modo stabile". Meloni ribadisce che la soluzione non è il salario minimo. "Con l'ultimo decreto lavoro, abbiamo stabilito che possono accedere agli incentivi pubblici per le assunzioni solamente quelle imprese che applicano un salario giusto. Dove per 'salario giusto' si intende il trattamento economico complessivo sancito dai contratti collettivi nazionali che vengono stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali più rappresentative". E cita l'esempio della Puglia: "è una strada diversa da quella del salario minimo legale che viene invece proposta dalle opposizioni, che però, come dimostra ad esempio il caso della Puglia, dove è stato applicato il salario minimo e che rischia di diventare una soglia al ribasso piuttosto che una tutela in più".

 

 

Capitolo Energia. "Il governo ci ha lavorato dall'inizio, partendo dal gas release fino ai provvedimenti sul nucleare. Ne approfitto anche per dire che entro l'estate sarà approvata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi per il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia". E poi il decreto bollette "che reperiva parte delle risorse che erano necessarie per calmierare i prezzi delle bollette, tassando le imprese produttrici, cioè qualcosa che era abbastanza inedito. A livello internazionale ci muoviamo per diversificare le fonti, come a livello nazionale ci muoviamo per diversificare le tecnologie per ridurre una dipendenza che diventa sempre più pericolosa". Sul Mezzogiorno la premier ripropone un mantra che sul tema si sente spesso: "È un'opportunità da cogliere e non un problema da risolvere". Poi rivendica che il suo governo ha "investito 55 miliardi di euro" al Sud. Non manca lo scontro sul Superbonus, un grande classico dei confronti in aula fra la premier e l'opposizione. Il rapporto debito/Pil "cresce solo grazie al Superbonus: 174 miliardi di euro - spiega Meloni - quattro volte più di quanto preventivato: noi in Italia finiremo di pagarlo nel 2027, cioè quando sarà finito il nostro mandato. Noi abbiamo avuto dei colleghi che hanno sperperato risorse". Ultimo tema: la casa. "Non è un lusso" evidenzia la premier che poi individua tre punti su cui lavorare. "Aiutare chi ha diritto ad avere una casa popolare, sostenere chi lavora ma non riesce più in questo tempo ad affrontare i costi del mercato, e difendere i cittadini dalle occupazioni abusive. Con il Piano Casa mettiamo a disposizione fino a dieci miliardi di euro per oltre centomila alloggi in dieci anni".