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Franco Gabrielli getta la maschera: chiede al campo largo di andare al Viminale

Aldo Rosati

Come quegli avventori che si mettono a tavola prima che l’oste si sia avvicinato alla cucina. Succede al campo largo che si prepara al «pranzo» a più di un anno di distanza dalle elezioni. Previdenti o precipitosi? Effetti della «sbornia» post-referendum che impazza al Nazareno: prenotiamo Palazzo Chigi. Un effetto paradossale: la coalizione che fa acqua da tutte le parti intanto si divide i posti, con una logica spietata: questo a te, quello a me. L’ultimo a esprimere i suoi desideri è l’ex capo della Polizia Franco Gabrielli, attivissimo consigliere di Romano Prodi, impegnato sul fronte della Margherita bonsai per la componente cattolica. Per lui una rinuncia e, contemporaneamente, una richiesta: «È assolutamente escluso che io partecipi alle primarie, non sono interessato a una leadership», confessa ai microfoni di Un giorno da pecora. Poi, piano piano, l’ammissione: «Sul Ministero dell’Interno, invece, un ragionamento si potrebbe fare». In chiaroscuro il giudizio sull’attuale inquilino Matteo Piantedosi: «È partito bene, poi si è un po’ perso per strada. Il voto che gli darei? I conti si fanno alla fine».

Sotto l’ombrello protettivo dell’ex presidente Ue sgomita l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini. Ha il curriculum a posto: ci vorrebbe un incarico economico. Se il Viminale è cosa risolta, sulla Farnesina insistono due candidature del Pd: il responsabile Esteri Peppe Provenzano e il senatore, di rito bonacciniano, Alessandro Alfieri. La segretaria Elly Schlein, in procinto di mettersi il tovagliolo, è pronta ad assumersi le sue responsabilità: Il fantagoverno lo decido io. Il punto più delicato è avvicinare al tavolo l’alleato riluttante Giuseppe Conte. Il leader M5S deve essere attratto da una prelibatezza che lo faccia desistere dalle primarie. Gli sherpa del Nazareno hanno pensato all’esca: lo candidiamo presidente di Palazzo Madama, la seconda carica dello Stato. Il canto delle sirene con vista sul Quirinale: poi toccherebbe a te. Peccato che lo stesso sogno agiti la notte di tanti speranzosi, da Dario Franceschini a Pier Ferdinando Casini, che porterebbero in dote il nobile richiamo allo scudo crociato. Il problema sarà mettere d’accordo tutti in questa sorta di pazzo «mercato estivo»: prima squadra assicurata a padri nobili e scarpari, un traguardo immaginario in fondo non si nega a nessuno. Tanto meno al co-leader di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli: per lui la casella è scontata, scenderà in campo come ministro dell’Ambiente in pectore. Insomma, tanti saluti al nucleare. Più difficile collocare il «gemello», il tenebroso Nicola Fratoianni, che deve ancora decidere cosa farà da grande. Tra i fedelissimi di Elly Schlein è in corso una vera e propria riffa: ci contano Francesco Boccia, Marco Furfaro, Marta Bonafoni, la giovanissima «sentinella» dei Giovani Democratici Virginia Libero. Poi c’è lo spinosissimo capitolo dei capi corrente: Andrea Orlando e Roberto Speranza. L’ex ministro della Giustizia fu invitato a rimanere in Liguria dopo la sconfitta alle regionali; da allora aspetta con ansia il ritorno. La semplice candidatura non basta: le pretese sono molto più alte. È stato uno dei primi a sostenere Elly Schlein: varrà un premio fedeltà? Nella lista dei pretendenti non poteva non finire anche il nuovo probabile consulente parlamentare (alla commissione sulla sicurezza sul lavoro) Michele Emiliano. Dalla sua, l’ex governatore della Puglia ha una «cambiale» firmata direttamente dalla segretaria: ti eleggeremo parlamentare. Insomma, un antipasto per il vorace ex pm: le altre portate sono sui fornelli. Il remake di un musical immortale: «Aggiungi un posto a tavola che c’è un amico in più». L’appetito morde: ci saranno sedie per tutti?