Guerra in Medio Oriente
Iran, Crosetto: "Navi italiane a Hormuz solo con tregua e dopo ok parlamento"
La crisi nello Stretto di Hormuz non è più solo una questione geopolitica ma un nodo che stringe l'economia italiana. Il blocco delle rotte commerciali nel Golfo Persico sta facendo schizzare i costi di energia e materie prime, con ricadute dirette sulle tasche dei cittadini. I dragamine italiani per un'eventuale missione internazionale potranno essere avvicinati, ma un'eventuale adesione dell'Italia a una missione internazionale, chiarisce il ministro della Difesa Guido Crosetto, potrà partire solo dopo un passaggio parlamentare e solo dopo il cessate il fuoco. "Un conto è far avvicinare le navi e un altro e dirigerle direttamente verso Hormuz. In quest'ultimo caso servirebbe prima l'approvazione di una nuova missione, che prevede prima la tregua, poi una cornice giuridica e infine l'autorizzazione parlamentare", spiega a margine di un evento alla Camera dei deputati. Non si tratta di una scelta burocratica ma di una necessità politica. Mercoledi Crosetto e il miinistro degli Esteri, Antonio Tajani, illustreranno alle commissioni congiunte Esteri e Difesa delle due Camere i dettagli tecnici e politici dell'operazione. Il confronto si preannuncia acceso, col governo che punta sulla necessità di non delegare la sicurezza a terzi e le opposizioni contrarie. Mentre domani 40 paesi, coordinato da Francia e Gran Bretagna, si riuniranno per discutere come garantire la sicurezza nello Stretto di Hormuz e far uscire le centinaia di navi rimaste intrappolatenel Golfo Persico con la guerra.
Crosetto ricorda che "c'e una sola nazione al mondo che potrebbe fare a meno domani della Nato e sono gli Stati Uniti". Per l'Italia e l'Europa, la stabilità del Mediterraneo e del Golfo resta una questione di sopravvivenza economica e deterrenza militare. Il passaggio parlamentare di mercoledi stabilirà quindi se Roma sarà pronta a trasformare queste convinzioni in una missione operativa. L'ipotesi sul tavolo prevede l'impiego di mezzi specializzati per bonificare le acque, Tajani conferma la disponibilità dell'esecutivo: "Siamo pronti a fare la nostra parte anche successivamente, inviare anche dragamine per garantire la libertà di navigazione, quindi sminare lo stretto". L'obiettivo è duplice: proteggere i flussi commerciali e ristabilire un dialogo con Teheran, fermo restando che l'Iran non può possedere l'arma nucleare. L'urgenza della missione nasce dai numeri, lo Stretto di Hormuz vede infatti transitare il 20% della produzione mondiale di idrocarburi. E se il transito si blocca, i prezzi esplodono. Crosetto sottolinea quindi la necessita di riprendere la navigazione "per abbassare il prezzo della benzina, quello del petrolio, quello dei prodotti agricoli e dei fertilizzanti".
Col governo italiano che si dice pronto a muoversi anche fuori dagli schemi tradizionali, se necessario. Crosetto non esclude una coalizione di volenterosi qualora il Palazzo di Vetro restasse paralizzato dai veti. "Bastera un accordo che metta insieme 30-40 nazioni - assicura - e si andrà con quelle, anche senza l'Onu se l'Onu non potra perche bloccato da qualcuno che non vuole la pace". Questa visione si inserisce nella più ampia cornice del "Fianco Sud" della Nato, difesa con forza dalla presidente del consiglio Giorgia Meloni. Per la premier, l'incertezza è la nuova normalita e richiede un approccio a 360 gradi. "L'Italia ha da sempre sostenuto l'importanza del Fianco Sud della Nato non per convenienza geografica, ma per convinzione strategica", scrive la premier. Sicurezza energetica e resilienza delle infrastrutture sono, non per caso, priorità che la premier ha seguito personalmente nelle missioni in Africa e Asia Centrale.
Lo stesso Jorge Moreira da Silva, a capo di una task force Onu, avverte che restano poche settimane per evitare che la fame colpisca altri 45 milioni di persone a causa dello stop ai fertilizzanti. La situazione energetica resta fragile e Gilberto Pichetto Fratin, ministro dell'Ambiente, fa il punto della situazione: "Se si riapre Hormuz ci vorra qualche mese a ripristinare le condizioni di prima". Il ministro ricorda infatti che i danni alle infrastrutture, come quelle di Doha, richiedono almeno un anno per le riparazioni. Non mancano le voci contrarie, con le opposizioni che temono un coinvolgimento eccessivo in dinamiche belliche lontane. Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde, chiede che l'Italia stia lontana dallo Stretto: "Quella è la guerra di Trump e Netanyahu. Lavoriamo invece per la pace e riduciamo la dipendenza dal gas".