giustizia
La giudice del Csm Nicotra: "Il partito dei magistrati esiste"
Il "partito" dei magistrati? Esiste ed è pronto a far sentire la propria voce. Lo ha affermato la giudice Bernadette Nicotra, consigliera del Consiglio superiore della magistratura, intervenendo all’Assemblea nazionale di Magistratura indipendente, la corrente moderata delle toghe, svoltasi sabato scorso a Roma. Nicotra, che aveva aderito al Comitato per il Sì, ha avuto il coraggio di dire quello che molti in queste ultime settimane pensano ma pochi osano ammettere: la vittoria del No al referendum sulla giustizia ha ormai trasformato l’Associazione nazionale magistrati in un soggetto politico-giudiziario che non si limita più a fare pressione sulla politica, ma ambisce a orientarla stabilmente.
Un "partito" a tutti gli effetti, con linea politica, mobilitazione permanente, interlocuzione diretta con la società civile e pretesa di indirizzare l’agenda pubblica. Una sorta di "terza Camera", senza elezioni ma con enorme potere di interdizione. La cosa più interessante è che a denunciarlo, come detto, non sia stato un politico di centrodestra, ma una voce interna alla stessa magistratura associata. Dopo aver sconfitto la riforma Nordio, una parte della magistratura, ha sottolineato Nicotra, si sente investita di una missione politica stabile. Non più soltanto tutela dell’autonomia della giurisdizione, ma costruzione di un presidio ideologico permanente capace di condizionare governo, Parlamento e opinione pubblica. Non è un caso che nel suo intervento Nicotra abbia citato con preoccupazione un documento delle toghe progressiste nel quale si rivendica per l’Anm un «ruolo protagonista nel confronto pubblico» e un dialogo «continuo e incisivo con la società civile». Tradotto dal politichese togato: non ci basta aver vinto il referendum, ora vogliamo restare in campo come soggetto politico permanente.
La magistrata lo ha detto chiaramente: «Più che una ricerca di fiducia mi sembra una ricerca di consenso che i magistrati non devono chiedere. Il consenso lasciamolo alla politica». Perché il nodo è tutto qui. L’Anm ha smesso di comportarsi come un’associazione di categoria per assumere le sembianze di un’organizzazione politico-culturale strutturata. Comitati, manifesti, assemblee straordinarie, appelli pubblici, «case per la Costituzione», presidi permanenti sui diritti: manca soltanto il simbolo da depositare al Viminale ed il cerchio si chiude.
Negli ultimi mesi l’Anm, e il Csm, hanno occupato uno spazio politico enorme: intervengono sulle riforme, orientano il dibattito pubblico, "scomunicano" il governo e pretendono di stabilire quali riforme siano "compatibili" con la democrazia costituzionale. In pratica, una Camera, la terza appunto, con il "piccolo" dettaglio che deputati e senatori almeno devono chiedere il voto agli elettori. I magistrati no. Ed è qui che emerge il convitato di pietra dell’intera vicenda: l’egemonia della sinistra giudiziaria. Nicotra l’ha nominato apertamente, accusando di aver trascinato anche il suo gruppo, a cui apparteneva Paolo Borsellino, verso un’omologazione culturale e politica che rischia di dissolverne l’identità storica moderata e liberale. Ma il dato più interessante in questa vicenda è che ormai perfino nel Pd, partito filo toghe, qualcuno comincia a capire che la situazione stia sfuggendo di mano.
Non a caso Nicotra ha citato Andrea Orlando e Debora Serracchiani che la scorsa settimana avevano invitato la magistratura a non interpretare il risultato referendario come una «automatica rilegittimazione» del proprio ruolo politico. Tradotto: persino a sinistra iniziano ad avere paura del meccanismo infernale che hanno contribuito ad alimentare. Mentre Nicotra lanciava l’allarme sul rischio di un «partito dei magistrati», Elly Schlein volava a Toronto per incontrare Barack Obama e costruire la rete internazionale dei progressisti. Però forse, prima di inseguire il progressismo globale e l’UIivo 2.0, la segretaria del Pd dovrebbe iniziare a chiarire il rapporto con il progressismo giudiziario tricolore. La domanda è scontata: chi detta oggi la linea alla sinistra italiana? I partiti o la magistratura? Per la cronaca, comunque, l’Assemblea di MI ha poi eletto all’unanimità Antonio D’Amato, procuratore di Messina, nuovo segretario, e Giancarlo Dominijanni, procuratore aggiunto a Firenze, nuovo presidente.