Il caso di Bologna

Coop rossa e fondi comunali: la Corte dei conti condanna il capo della Festa dell’Unità

Edoardo Sirignano

La cooperativa rossa riceve 66 mila dal Comune di Bologna, pur non avendone diritto. La Corte dei Conti dell’Emilia Romagna condanna la società presieduta da Manuele Roveri, dirigente del Pd e attuale responsabile organizzativo della festa dell’Unità, a restituire il totale di «tutti i crediti indebitamente riconosciuti dal Dipartimento Cultura e Promozione». 

La decisione scaturisce da un esposto di Fratelli d’Italia. Il partito della Meloni, nell’ormai lontano 2023, su iniziativa dei consiglieri Manuela Zuntini, Stefano Cavedagna, Francesco Sassone, Fabio Brinati e Felice Caracciolo, si era rivolto alle autorità preposte per segnalare come, tra il 2019 e il 2022, alcune realtà, compresa quella del suddetto amministratore dem, avrebbero ricevuto fondi per bandi a cui non avrebbero potuto prender parte. Parliamo di Incredibol, Bologna Estate e Progetto licc, ovvero “gare” in cui è indispensabile essere in regola col pagamento dei tributi. 

  

Ed è qui che casca l’asino. L’impresa guidata dal noto organizzatore progressista non sempre avrebbe pagato le spettanze dovute al municipio guidato dal compagno Lepore. Anzi, per la Guardia di Finanza, avrebbe accumulato debiti per Tari, Tares e Tarsu oscillanti tra i 30 mila e i 44 mila euro. Ecco perché i giudici contabili accusano l’esponente della sinistra di aver agito con “dolo”. Sarebbe stato dichiarato «il falso», dice il comunicato inviato ai media nella scorsa mattinata, da chi sarebbe stato «pienamente cosciente della propria situazione». Ciò si evince dal fatto che per tutti gli avvisi a cui si fa riferimento «era richiesto di dichiarare, sotto la propria responsabilità, di aver preso visione e di possedere i requisiti di partecipazione a pena di esclusione». Per la Corte dei Conti sarebbe «provato documentalmente» che Roveri lo avrebbe fatto «in modo reiterato». Motivo per cui non solo dovranno essere date indietro tutte le somme ricevute impropriamente, ma vengono condannati anche i funzionari che avrebbero dovuto controllare che le procedure fossero in regola: il dottore Osvaldo Panaro, ex direttore del Settore Cultura e Creatività, dovrà pagare 11 mila euro, mentre chi ne ha preso il posto, ovvero la dottoressa Giorgia Boldrini, dovrà sborsarne 22 mila. 

Una cosa è certa, quanto accaduto dà ragione al lavoro di Fratelli d’Italia, le cui denunce non sono «campate in aria» o peggio rappresentano «mero ostruzionismo», come denunciato da qualche noto esponente della sinistra, ma rispecchiano anomalie concrete.  «Ben tre anni fa – dicono ai nostri taccuini, Stefano Cavedagna, oggi europarlamentare di Fratelli d’Italia, allora consigliere d’opposizione e Manuela Zuntini, tuttora tra i banchi della minoranza – evidenziammo come la realtà guidata dal dirigente Pd non avesse i requisiti per avere le risorse richieste e come chi di dovere non avesse effettuato le dovute verifiche. Non vogliamo sostituirci agli organi giudiziari, ma è chiaro come questo caso sia esempio emblematico di quella cattiva gestione dei fondi pubblici di cui tutti parlano, ma pochi hanno il coraggio di segnalare e combattere. Complimenti, quindi, a tutti coloro che, come il nostro gruppo, ogni giorno accusato di bloccare la macchina amministrativa, cercano di compiere ogni possibile sforzo per far venire a galla la verità e soprattutto far luce su un “sistema” che non sempre opera come dovrebbe. Non saremmo certamente noi a dire che dietro gli eventi della sinistra ci siano "fondi non dovuti", ma allo stesso tempo neanche possiamo ignorare che un Comune gestito dalla sinistra avrebbe chiuso un occhio quando si sarebbe trovato di fronte "il compagno". Nessuno vuole che siano penalizzati quelli del Pd, ma semplicemente che siano trattati alla pari di tutti gli altri cittadini».