I falsi modelli

A Riace finisce l’era di Mimmo Lucano: da oggi la fascia tricolore passa al vice

Edoardo Sirignano

Si chiude il capitolo Lucano. L’europarlamentare, da questa mattina, non sarà più sindaco della sua Riace, ovvero il comune calabrese che doveva essere “eccellenza” per quanto concerne l’accoglienza. La prefetta di Reggio Calabria lo sospende dalla funzione di primo cittadino.

Nella giornata di ieri è stata notificata ai consiglieri e ai componenti della giunta la sentenza della Corte d’Appello di Reggio Calabria con cui diventa "esecutiva" la decadenza da primo cittadino e viene rigettato il reclamo contro la sentenza, emessa nel 2025, dal Tribunale di Locri. Parliamo di quell’atto per cui l’amministratore veniva condannato per falso a 18 mesi, con pena sospesa, per un’inchiesta inerente alcuni illeciti nella gestione dei flussi migratori. 

  

«La sospensione - evidenzia la responsabile dell’Ufficio territoriale del governo - sarà adottata in virtù dell’immediata esecutività della pronuncia del giudice d’appello». Da stamane, intanto, le funzioni passeranno concretamente al vice sindaco Maria Caterina Spanò. Un incarico, tra l’altro, che potrebbe rivelarsi provvisorio, considerando che il Comune potrebbe essere presto commissariato. Una cosa è certa, a chi prenderà il testimone toccherà l’arduo compito di rimettere i conti in ordine e soprattutto rimediare ai danni commessi da un esecutivo che, a parte gli slogan propagandisti, divulgati da una certa parte, sembra aver commesso più di qualche semplice errore. 

A pesare sull’operato amministrativo, d’altronde, le stesse motivazioni con cui viene chiesto all’onorevole di Alleanza Verdi e Sinistra di effettuare un “passo di lato”. Si parla, infatti, di «abuso dei poteri» e di «violazione dei doveri inerenti ad una pubblica funzione o a un pubblico servizio». È indubitabile, quindi, che dinanzi a uno dei delitti “nominati” dalla disposizione, il giudice elettorale, pur non entrando negli aspetti penali, debba trarne le dovute conseguenze in materia elettorale. Motivo per cui non solo viene rigettata l'istanza rcon cui l’interessato aveva chiesto di poter continuare a svolgere il proprio incarico, ma la stessa fascia tricolore dovrà versare a favore della parte lesa circa 5 mila euro, oltre le spese legali. Nonostante ciò gli avvocati dell’europarlamentare, Andrea Daqua e Giuliano Saitta, non si arrendono e annunciano che faranno ricorso alla Corte di Cassazione.

Una cosa è certa, seppure la diatriba legale va avanti, con l’ultimo verdetto della magistratura termina una gestione già bocciata alle urne. Basta osservare quanto accaduto all’ultimo referendum sulla giustizia. Se quasi in tutta la Calabria vince il “No”, nel comune guidato da Lucano la spunta il “Sì”. Un dato non sorprendente, considerando che, anche alle europee, c’era stato più di un semplice flop per il movimento guidato da Bonelli e Fratoianni.