Mille posti di lavoro al giorno. Governo Meloni, record longevità
La tappa di certo nulla cambia alle asperità dell’agenda che il governo sta affrontando, ma il dato sul piano politico evidenzia il valore della stabilità, e poco non è. Il punto di passaggio è stato toccato ieri ed è la stessa Presidente del Consiglio Meloni a rimarcarlo: «Il governo che ho l’onore di guidare diventa il secondo più longevo della storia repubblicana», scrive sui social, precisando però che «non lo vivo come un traguardo da festeggiare, ma come una responsabilità ancora più forte verso gli italiani». Ecco la contabilità dei giorni: a 1.288 giorni dall’insediamento, l’esecutivo supera il governo Silvio Berlusconi IV, fermatosi a 1.287 giorni, e si colloca dunque alle spalle del Berlusconi II, che raggiunse 1.412 giorni.
«Andremo avanti con determinazione - dichiara ancora la premier - per completare il percorso avviato, con rispetto per il mandato ricevuto dai cittadini italiani e con una sola bussola: l’interesse nazionale».
Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, fa notare: «Quasi 1,2 milioni di posti di lavoro a tempo indeterminato in più in 1.288 giorni di governo Meloni. Poco meno di 1.000 posti di lavoro stabili in più ogni giorno. Questi sono i risultati concreti per l’Italia grazie a un governo serio e stabile».
Il tema occupazionale è centrale, all’indomani del decreto lavoro che ha dato rilevanza al principio del “salario giusto”, ha fissato l’importanza della contrattazione collettiva delle sigle maggiormente rappresentative e ha ricevuto aperture dal mondo sindacale (Cgil esclusa). In generale, pur nell’archiviazione del reddito di cittadinanza, iniziativa che aveva fatto prefigurare al Movimento 5 Stelle effetti da macelleria sociale, questi anni hanno visto l’ingranaggio dell’inclusione al lavoro tutto sommato funzionante. Il dato Istat di marzo segna la disoccupazione al 5,2%. Se prendiamo come parametro la chiusura dei precedenti governi, alla fine del governo Draghi la disoccupazione era al 7,9%, per il Conte II al 10,2%, con Renzi all’11,9%. Criticità rimangono certamente, come il numero dei giovani inattivi, che è purtroppo strutturale e richiede anche politiche di prossimità, ma considerando il percorso che ha dovuto affrontare l’Esecutivo nel suo cammino, il trend dei risultati occupazionali è tutto sommato positivo. Se ripercorriamo la cronaca degli accadimenti dal 2022 a oggi se ne ricava un puzzle di grandi criticità.
Al conflitto in Ucraina, mai risolto, si è affiancata l’esplosione della crisi mediorientale post 7 ottobre 2023, con il cruento atto di guerra di Hamas contro Israele e la reazione del governo Netanyahu. Ciò ha innescato alcuni effetti a catena, se pensiamo al presidio degli houthi nel canale di Suez che per un certo lasso di tempo aveva allungato le rotte commerciali tra Oriente e Occidente. Vivendo nell’epoca delle connessioni, i teatri di guerra creano molte ricadute rispetto al passato. Effetto che si sta sperimentando ora con la crisi tra Stati Uniti e Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz. I prezzi del petrolio che salgono e i problemi nel carburante avio. In questo si inserisce la fluttuazione dell’asse euro-atlantico sottoposto alle difficili interlocuzioni con Donald Trump. Un percorso tortuoso, dunque, quel-lo affrontato dal governo, nel corso del quale sulla politica economica sono state impresse delle svolte a gomito dovute all'emergenza. E di fronte al quale la stabilità assume maggior peso politico.