voto straniero e sinistra

Il patto "Bangla-Dem" nel cuore della Roma islamica

Dario Martini

Un filo rosso unisce la comunità bengalese, in stragrande maggioranza islamica, e il Partito democratico. Una vicinanza politica che arriva fino ai vertici del Partito guidato da Elly Schlein che ha come base elettorale il Municipio V di Roma, il quadrante multietnico per eccellenza della Capitale, da Torpignattara a Centocelle. I leader degli stranieri provenienti dal Bangladesh partecipano ai convegni e alle manifestazioni indette dal Pd. E sono praticamente di casa nella sezione locale dei dem.

Un esempio recente? Poco più di un mese fa, quando l’associazione Bimas (Bangladesh Immigrants’ Association Italy) ha organizzato un evento in occasione del Ramadan. Accanto al presidente Mohammad Hossain Mukter, da tutti conosciuto come Mark, sedeva l’eurodeputato Dem Nicola Zingaretti. Ma in quell’occasione c’erano anche altri esponenti di spicco del Pd: la coordinatrice nazionale del partito Marta Bonafoni, il consigliere regionale Mario Ciarla, il deputato Paolo Ciani e il presidente del Municipio V Mauro Calise. In quell’occasione Zingaretti, rivolgendosi alla comunità bengalese, lo dice chiaramente: «Vi chiediamo di aiutare questa Italia a superare un momento difficile». Quale sarebbe questa situazione complicata lo spiega poco dopo: ovviamente votare No al referendum sulla giustizia.

  

Mukter, prima di trasferisi a Roma, era un volto noto della comunità bengalese di Monfalcone, il comune friulano dove recentemente è stato tentato di l’esperimento di lanciare il primo partito dichiaratamente islamico d’Italia. Il leader di Bimas nel 2009 fu coinvolto in un’inchiesta sull’ingresso illegale di stranieri nel nostro Paese. Dopo molti anni, nel 2021, è scattata la prescrizione. Oggi Mark è molto attivo tra Torpignattara e Centocelle. Pubblica spesso riunioni organizzate nella sede locale del Partito democratico e nell’ottobre scorso, ospitato dall’Arci Roma, ha partecipato ad un incontro per affrontare il problema dei visti scaduti a centinaia di suoi connazionali. Stranieri che, in base al decreto flussi, sarebbero dovuti entrare e restare in Italia grazie ad un lavoro regolare. Occupazione che in realtà non hanno mai trovato. A quell’incontro, ovviamente, era presente il solito "esercito" Dem: da Susanna Camusso a Rachele Scarpa fino ad Arturo Scotto.

L’impegno a non far espellere tutti questi bengalesi irregolari è un cavallo di battaglia anche di Nure Alam Siddique, detto Bachcu, presidente della storica associazione di bengalesi romani Dhuumcatu, la stessa che poche settimane fa, insieme a Musulmani per Roma 2027, ha inviato una diffida al sindaco Roberto Gualtieri affinché istituisca al più presto i consiglieri aggiunti capitolini, quelle figure politiche che devono rappresentare gli interessi degli stranieri che vivono a Roma. Il 6 dicembre scorso, Bachcu ha portato decine e decine di bengalesi al presidio organizzato dal Pd «Torpignattara è antifascista», in risposta a una manifestazione di Forza Nuova. Insieme a Bachcu era anche presente Leonardo Sironi, segretario del Pd della sezione Franchellucci. Bachchu, che fino a prova contraria è innocente, ha dovuto pure lui affrontare i suoi guai, finendo a giudizio nel 2024 per un presunto sequestro di persona a causa di un debito.

Di fronte a questi intrecci, a chiedere chiarezza è Fratelli d’Italia, soprattutto di fronte al proliferare di attività commerciali poco chiare e moschee abusive. Fabio Piattoni, consigliere del V Municipio, ricorda come il suo partito da tempo stia «approfondendo alcune dinamiche legate alla distribuzione di attività commerciali, in diversi quartieri ma in particolare a Torpignattara. Il punto non è l’attività, che si tratti di minimarket o autolavaggi, ma il rispetto delle regole e la garanzia di concorrenza leale». Mentre il consigliere capitolino Federico Rocca invita l’Amministrazione «a fare piena luce su quanto accade in alcuni quartieri, garantendo trasparenza e regole chiare per tutti. Proprio per questo è fondamentale escludere qualsiasi possibile sovrapposizione tra dinamiche politiche e altri ambiti».