VERSO LA VERITÀ

Il cerchio si stringe. Il caso Salis arriva fino al «Viminale» tedesco

Francesca Musacchio

Il caso Ilaria Salis entra nella conferenza stampa del governo federale tedesco. Il 30 marzo un giornalista chiede al Ministero dell’Interno se esistano indagini in Germania sulla cosiddetta “Hammerbande” e su un eventuale segnalazione nel circuito Schengen che avrebbe attivato il controllo di polizia in Italia.
Il portavoce non conferma e non smentisce. Precisa che non può fornire informazioni su singoli casi e richiama le procedure previste dal diritto alla protezione dei dati: eventuali verifiche sull’origine di una segnalazione possono essere attivate solo dalla persona interessata. 

Si allarga, dunque, il caso Salis dopo la segnalazione inserita nei canali di cooperazione tra forze di polizia europee. Strumenti operativi che vengono trasmessi tra Stati e possono generare controlli sul territorio di altri Paesi. È in questo contesto che si colloca l’accertamento avvenuto a Roma nei confronti dell’eurodeputata, descritto da Salis come controllo preventivo e ricondotto dalle autorità italiane a una verifica nata da una segnalazione internazionale alla quale non è possibile sottrarsi.

  


Intanto a Düsseldorf, a metà gennaio, si è aperto il processo contro un gruppo, composta da sei persone, legato alla cosiddetta “banda del martello”, riconducibile all’area Antifa Ost. Le accuse riguardano l’aggressione ai danni di un gruppo di neonazisti durante il Giorno dell’Onore a Budapest. I capi d’imputazione includono il tentato omicidio e Marzo 2026 Il giorno della conferenza stampa del Ministero dell’Interno tedesco in cui è si è parlato del caso Salis Ilaria Salis è stata arrestata in Ungheria l’11 febbraio del 2023 con l’accusa di appartenere ad una rete di militanti violenti lesioni personali gravi. Secondo l’accusa, gli attacchi seguono uno schema ricorrente: individuazione dei bersagli, aggressioni alle spalle, utilizzo di oggetti contundenti. Le vittime vengono colpite con manganelli telescopici e altri strumenti, anche quando sono già a terra o immobilizzate. In diversi casi vengono riportate ferite gravi, tra cui fratture craniche. Gli episodi contestati comprenderebbero anche le azioni compiute a Budapest nel febbraio 2023. È su fatti analoghi che si fonda anche il procedimento ungherese nei confronti di Salis, arrestata l’11 febbraio 2023 con l’accusa di aver partecipato ad alcune delle aggressioni.


Secondo la ricostruzione delle autorità ungheresi, gli attacchi sarebbero stati organizzati da una rete di militanti provenienti da più Paesi europei, con un coordinamento riconducibile a gruppi attivi in Germania. Nel processo di Düsseldorf, gli imputati si presentano come perseguitati e inseriscono le azioni in un contesto politico più ampio. Parlano di antifascismo e di reazione alla violenza di destra.


L’accusa contesta questa impostazione e concentra il procedimento sulle singole condotte contestate e sulle responsabilità individuali. Ma l’indagine tedesca potrebbe essere più ampia, come anticipato ieri da Il Tempo. E il direttore del settimanale tedesco Die Zeit, Giovanni di Lorenzo, intervenendo nella trasmissione di Lilli Gruber, ha confermato che in Germania sono in corso indagini «anche a livello molto alto», non solo su Salis ma su un gruppo di persone, con collegamenti anche all’Ungheria e riguarderebbero ambiti estremisti. Fonti de Il Tempo, già ieri, hanno riferito di «stretti legami» tra politici italiani e gruppi antifascisti e pacifisti tedeschi. Secondo queste indiscrezioni, parte di questi ambienti sarebbe collegata a soggetti coinvolti in attacchi contro esponenti della destra radicale.


Nel frattempo, le indagini sono partite anche all’interno del Parlamento europeo. Il presidente Roberta Metsola, dopo Pasqua, potrebbe rispondere alla richiesta di informazioni presentata dall'eurodeputato di Fratelli d’Italia-Ecr Stefano Cavedagna, primo firmatario, e da 15 eurodeputati di FdI, sulle modalità di selezione e verifica degli assistenti parlamentari. Il riferimento è a Ivan Bonnin, assistente parlamentare di Ilaria Salis, gravato da precedenti. «A Bruxelles- spiega Cavedagna- ci sono stringenti controlli sui casellari giudiziali e l’onorabilità degli assistenti parlamentari, a tutela dell’istituzione e dei cittadini rappresentati. Come può essere che questa persona abbia passato il vaglio del parlamento?».