IL DEBUTTO DELL’EX PREFETTO
Operazione Gabrielli. Gli ex DC rompono gli indugi e il centro del Pd si spacca
Operazione Gabrielli. Il passo in avanti dell’ex capo della Polizia spacca l’area centrista del Pd. Il divorzio avviene in seguito all’evento organizzato all’Eur per i 50 anni all’elezione a segretario di Zaccagnini. In quell’assise, l’ex ministro della Cultura, Dario Franceschini, benedice la discesa in campo del “prefetto buono”, confermando quanto anticipato l’8 febbraio dal Tempo. In un articolo a firma del nostro direttore, Daniele Capezzone, veniva evidenziato come «qualche settimana dopo il referendum» il leader del M5S Giuseppe Conte avrebbe fatto valere il suo “out out”, fatto che è realmente accaduto, e il Nazareno per competere avrebbe dovuto calare il cosiddetto il papa straniero. Ed è qui, appunto, che si era ipotizzata la cavalcata anti-Schlein dello storico capo della Protezione Civile. Nessuno, però, si aspettava che a lanciarlo fosse proprio il braccio destro della segretaria o meglio chi, alle ultime primarie, le permise di vincere. "Darione", da mesi, prova mal di pancia verso un Nazareno sempre più rosso, ma certamente nessuno si sarebbe immaginato che sarebbe stato proprio lui a guidare la congiura. «Noi – si sarebbe fatto scappare all’ultima presentazione del libro di Bettini –non possiamo dipendere dalle tessere promesse da Maurizo Landini o accettare un ruolo al ribasso in un esecutivo a guida grillina. Dobbiamo fare qualcosa di diverso». Un modus pensandi, d’altronde, che non è una novità in chiave riformista.
Tant’è che Romano Prodi, non uno qualunque a tali latutudini, da giorni, lavora per la discesa in campo di Ernesto Maria Ruffini, ex direttore dell’Agenzia delle Entrate. Diversi gli incontri organizzati a riguardo e gli endorsement ottenuti. Finanche il banchiere Mario Draghi lo aveva considerato come più di una semplice opzione. Peccato che in politica, però, esista quella vecchia regola per cui i primi nomi finiscano "bruciati". E anche stavolta, salvo sorprese, si va verso tale direzione. Nel momento in cui "Ernestone" scende a Roma per ricevere la benedizione auspicata dal sacro scudocrociato si trova piazzato davanti alle telecamere l’altro centrista, pronto a fargli le scarpe. Non solo lo trova al fianco di Franceschini, ma anche a quello del padre sacro del centro istituzionale, Pierferdinando Casini. Quest’ultimo, probabilmente per anticipare le mosse in ottica Quirinale, rompe gli indugi e si trattiene, per quasi un’ora, con l’annunciato. Intorno a lui si radunano pure gli sponsor della prima ora di Ruffini, vedi il veterano Tabacci. Ecco perché i padri nobili della prima proposta anti-Schlein si irritano col guastafeste Franceschini e lo contestano per aver fatto saltare il banco.
Numerose le telefonate che gli sarebbero arrivate nella domenica delle palme, tra cui anche quella del padre dell’Ulivo, Prodi. Quest’ultimo, dopo avergli offerto la pace, gli avrebbe detto chiaramente di far indietreggiare il nuovo delfino. Ad agitarsi per l’«aiuto di pensiero» dell’ex prefetto persino la ribelle vicepresidente del Parlamento Europeo, Pina Picierno che, da oltre un anno, prova a ritagliarsi un ruolo da anti-Schlein. «Perché – avrebbe detto ai suoi fedelissimi – c’è bisogno di cacciare il coniglio dal cilindro, quando c’è chi predica, da mesi, cambiamento, ricevendo ingiurie e minacce». Gli stessi Lorenzo Guerini e Graziano Delrio, tra i primi ad averle dato il via libera, ora sarebbero indecisi sul “cavallo vincente” su cui puntare. Mentre l’asse rosso dem, dunque, si ricompatta sulle note di “Bella Ciao” contro il trasformismo di Conte, a centro regna la confusione.