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Franceschini a pranzo con Salis. Le trame anti Schlein con spettro primarie
Sottigliezze e perfidie, è il momento del dottor Sottile del Nazareno. L’uomo che sceglie i segretari del Pd ha ripreso i ferri vecchi appeso nella sua officina a Colle Oppio, e si è rimesso a dirigere il traffico del campo largo. Con il solito schema: far perdere le tracce, confondere gli avversari con le sue mitologiche serpentine. Un’arte a cui Dario Franceschini deve la sua notorietà, quando entra in campo lui, a sinistra si decide la partita. Il curriculum è degno di nota: fu l’unico capo bastone a schierarsi per Elly Schlein. Qualche anno prima da ministro della Cultura stoppò l’ascesa di Stefano Bonaccini, e andò a ripescare dal dimenticatoio Enrico Letta. Inutile aggiungere che anche nella scalata di Matteo Renzi, c’era il suo zampino.
Insomma l’esperienza che serve per dirimere l’ultima bega: a chi deve andare la fascia di capitano del campo largo?
Il senatore di Ferrara ieri è andato in pellegrinaggio a Genova per tastare il polso alla sua ultima prediletta: la sindaca Silvia Salis, il sogno proibito di mezzo Pd. L’ex atleta, nei giorni scorsi, aveva comunicato il gran rifiuto: «Le primarie ci dividono, sono sbagliate». Insomma un pranzo tra i due per capire se i dubbi della giovane prima cittadina possono diradarsi e consentirle di lanciare il guanto di sfida. L’astuto fantasista intanto si era già coperto le spalle, e in un’intervista a La Stampa aveva rassicurato tutti: «È finita la stagione dei federatori. Il prossimo leader sia espressione dei partiti».
Un numero di scuola: un passo avanti e uno di lato, imprendibile e imprevedibile allo stesso tempo.
Intanto a Roma Elly Schlein, in un incontro con i giornalisti della Stampa estera, prova a recuperare il bandolo della matassa: «Sono d’accordo con Franceschini, è finito il tempo dei papi stranieri». La segretaria deve soffiare sul fuoco: «A differenza della Salis, difendo i gazebo, sono stata eletta così». Poi la precisazione: «Sono disponibile alle primarie ma si potrebbe fare come la destra, il leader è chi prende un voto in più». Ovvero lei, che fino all’ultimo, spera di incassare il risultato del referendum.
Dall’altra parte della barricata Giuseppe Conte fa orecchie da mercante: «Devono essere aperte e non di apparato. Io sono disponibile, ma ne discuteremo all'interno del M5S». L’ex presidente del Consiglio mette a lucido la sua macchina: è il momento di stringere le alleanze con chi potrà aiutarlo nella corsa.
Uno che sembra essersi già schierato è Unberto Cairo, l’editore de La7. A Dimartedi, nel salotto di Giovanni Floris, la prima serata è stata garantita all’avvocato di Volturara Appula, relegata a tarda ora invece la segretaria del Pd.
Un modulo che si ripeterà stasera a Piazza Pulita, dove tra gli ospiti di Corrado Formigli, si alterneranno i due contendenti.
Il leader del M5S conta su una solida rete di amicizie dalle parti del Nazareno, nate all’epoca del governo giallorosso, a partire da Goffredo Bettini. Tra i principali indiziati, le malelingue inseriscono "quelli di Montepulciano". Ovvero la corrente dei parenti "poveri" della segretaria: in particolare Roberto Speranza e Andrea Orlando.
Sono gli esponenti del Pd che a suo tempo sostennero Elly Schlein, ma che negli organigrammi interni sono stati scalzati dalla generazione dei fedelissimi. Sedotti e abbandonati, quindi. Da questo punto di vista il leader del M5S per loro è un approdo sicuro. Sintomatico il commento dell’ex ministro, esiliato in Liguria: «Non sono un fan dei gazebo, ma non so se alcune forze politiche potrebbero sedersi a un tavolo di coalizione senza le primarie». Ci mette il becco anche il sindaco di Milano Giuseppe Sala: «Sono pericolose, se non c’è altra via, si facciano presto».
Grande è la confusione sotto il cielo del campo largo, il clima migliore per il colpo del fantasista.